Prestazioni legate al reddito
Pensione minima 2026: integrazione al minimo e maggiorazioni
La pensione minima 2026 è 611,85 € al mese. Chi ha diritto all'integrazione, quali redditi la bloccano e come si arriva a 748,29 € con le maggiorazioni.

La pensione minima 2026 è 611,85 € al mese per 13 mensilità, cioè 7.954,05 € l'anno. Non è una cifra garantita a chiunque: è il livello fino al quale l'INPS alza la pensione di chi ha diritto all'integrazione al minimo, e il diritto dipende da due cose, il reddito e il modo in cui la pensione è stata calcolata. Chi ha più di 65 o 70 anni e redditi bassi può salire ancora, fino a 748,29 € al mese, grazie alle maggiorazioni sociali.
Che cos'è l'integrazione al minimo
L'integrazione al minimo è la differenza che l'INPS aggiunge quando la pensione calcolata sui contributi versati risulta più bassa di una soglia fissata ogni anno, il trattamento minimo. La regola sta nell'articolo 6 della legge 638/1983 e non riguarda solo la pensione di vecchiaia: vale anche per l'anticipata, per la pensione ai superstiti e, a certe condizioni, per l'assegno di invalidità.
Tre cose la distinguono da altre prestazioni con cui viene spesso confusa.
Non è l'assegno sociale, che spetta a chi non ha contributi e si chiede a parte: l'integrazione presuppone una pensione già esistente. Non è un importo uguale per tutti: è un completamento, quindi chi ha una pensione di 400 € riceve molto più di chi ne ha 580. E non è acquisita per sempre: si ricalcola ogni anno sui redditi dichiarati, e se i redditi salgono l'integrazione scende o sparisce.
Quanto vale la pensione minima nel 2026
Il trattamento minimo 2026 è 611,85 € al mese, contro 603,40 € del 2025. Su 13 mensilità fanno 7.954,05 € l'anno: la tredicesima è compresa nel conteggio, ed è il motivo per cui tutti i limiti di reddito di questa pagina si calcolano moltiplicando per tredici, non per dodici.
Alle pensioni di importo pari o inferiore al minimo spetta per il 2026 un incremento aggiuntivo dell'1,3 %, che porta la cifra a 619,80 € al mese. È una misura di sostegno rinnovata di anno in anno, distinta dalla rivalutazione ordinaria di gennaio: il meccanismo di quest'ultima, con le fasce di importo, è spiegato nella guida alla rivalutazione 2026.
Nota. L'incremento dell'1,3 % agisce sull'importo pagato, ma non sposta i limiti di reddito: quelli restano agganciati al trattamento minimo di 611,85 €.
Quando il reddito blocca l'integrazione
Qui si decide quasi sempre la pratica. I limiti sono multipli del minimo annuo e il conto lo trovi nella tabella qui sotto.
Il reddito personale conta per tutti. Fino a 7.954,05 € l'anno l'integrazione spetta intera; tra quella soglia e 15.908,10 € spetta ridotta, cioè solo fino a raggiungere il limite; oltre 15.908,10 € non spetta più.
Il reddito del coniuge conta solo per le pensioni con decorrenza dal 1994 in poi, per chi è coniugato e non legalmente ed effettivamente separato. Per le pensioni decorse dopo il 1994 l'integrazione è intera fino a 23.862,15 € di reddito della coppia e si azzera oltre 31.816,20 €; per quelle decorse nel solo 1994 i due gradini sono più alti, 31.816,20 € e 39.770,25 €. Chi ha una pensione più vecchia resta con il solo limite personale.
Esempio. Pensione calcolata di 430 € al mese, nessun altro reddito, pensionata non coniugata: l'INPS aggiunge 181,85 € e paga 611,85 € al mese. Se la stessa persona avesse anche un affitto da 9.000 € l'anno, supererebbe il limite personale di 7.954,05 € ma non quello di 15.908,10 €: l'integrazione verrebbe pagata solo fino a portare il reddito complessivo a 15.908,10 €.
Conta il reddito complessivo, non solo la pensione: affitti, lavoro, rendite, pensioni estere. L'INPS liquida in via provvisoria sui redditi dichiarati e verifica l'anno dopo quelli effettivi, con conguaglio in più o in meno. Ogni variazione va comunicata subito.
A chi non spetta: le pensioni tutte contributive
C'è una categoria che resta fuori a prescindere dal reddito. L'articolo 1, comma 16, della legge 335/1995 dice che «alle pensioni liquidate esclusivamente con il sistema contributivo non si applicano le disposizioni sull'integrazione al minimo». In pratica riguarda chi ha cominciato a versare dal 1° gennaio 1996 e chi ha optato per il contributivo: per loro la pensione è quella che esce dal montante, e basta.
Non è una dimenticanza del legislatore. È il motivo per cui, nel sistema contributivo, la pensione di vecchiaia a 67 anni chiede un importo minimo agganciato all'assegno sociale, e per cui esiste l'uscita a 71 anni senza quella soglia: sono i paracadute che sostituiscono l'integrazione. Le regole del calcolo contributivo spiegano come si arriva a quell'importo.
Dal 10 luglio 2025 c'è però un'eccezione. Con la sentenza n. 94 del 3 luglio 2025, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 9 luglio, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo quel comma «nella parte in cui non esclude, dal divieto di applicazione delle disposizioni sull'integrazione al minimo, l'assegno ordinario d'invalidità liquidato interamente con il sistema contributivo». Da allora anche chi riceve un assegno di invalidità interamente contributivo può vederselo integrare, se i redditi lo consentono.
Attenzione. La sentenza apre il diritto, ma il ricalcolo non è automatico per tutti: dipende dai dati reddituali che l'INPS ha in archivio. Se ricevi un assegno ordinario di invalidità contributivo di importo basso e non hai visto cambiare nulla, chiedi all'INPS o a un patronato di verificare la tua posizione e, se serve, di presentare la domanda di ricostituzione reddituale.
Le maggiorazioni sociali: come si sale sopra il minimo
Arrivare al minimo non è il tetto. Sopra ci sono le maggiorazioni sociali dei trattamenti minimi, previste dall'articolo 1 della legge 544/1988, che aggiungono una somma fissa a chi ha una certa età e redditi sotto limiti propri, più stretti di quelli dell'integrazione.
| Livello | Importo mensile | Reddito personale annuo entro cui spetta per intero | Reddito con il coniuge | |||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Pensione integrata al trattamento minimo | 611,85 € | 7.954,05 € | 23.862,15 € | |||||
| Con la maggiorazione sociale dai 60 anni | 637,68 € | 8.289,84 € | 15.390,96 € | |||||
| Con la maggiorazione sociale dai 65 anni | 694,49 € | 9.028,37 € | 16.129,49 € | |||||
| Con l'incremento dai 70 anni (l'«incremento al milione») | 748,29 € | 9.727,77 € | 16.828,89 € | |||||
| Gli importi sono per 13 mensilità e valgono per chi non ha altri redditi: il limite personale è il livello di reddito proprio che la legge garantisce, quindi chi ha già altri redditi riceve solo la differenza. Il limite coniugale riguarda chi è coniugato e non legalmente ed effettivamente separato. La casa di abitazione non entra nel reddito. Fonte: INPS, circolare n. 153/2025, Allegato 2, Tabelle D e H; art. 1, l. 544/1988; art. 38, l. 448/2001. | ||||||||
Dai 60 anni la maggiorazione vale 25,83 € al mese e porta il totale a 637,68 €. Dai 65 sale a 82,64 € e il totale arriva a 694,49 €.
Il meccanismo è quello dell'assegno sociale: la cifra indicata è il livello di reddito proprio che la legge garantisce, non un assegno in più. Chi ha già altri redditi riceve solo la differenza che manca per raggiungerlo, e chi è sopra il limite non riceve nulla.
L'incremento al milione: a quanto si arriva a 70 anni
Il gradino più alto è l'incremento previsto dall'articolo 38 della legge 448/2001, quello che tutti chiamano ancora «incremento al milione» perché nel 2002 serviva a garantire un reddito proprio di un milione di lire al mese, 516,46 €, per 13 mensilità. Da allora si rivaluta ogni anno insieme al trattamento minimo.
Nel 2026 vale 136,44 € al mese e porta il reddito garantito a 748,29 € al mese, sempre su 13 mensilità: 9.727,77 € l'anno di reddito personale, 16.828,89 € contando anche il coniuge.
L'età ordinaria è 70 anni, ma scende di un anno ogni cinque anni di contributi versati, fino a un massimo di 5 anni di sconto: chi ha venticinque anni di contributi lo prende già a 65. Scende a 18 anni per gli invalidi civili totali, i sordomuti, i ciechi civili assoluti e i titolari di pensione di inabilità. Il reddito della casa in cui abiti non si conta.
Nota. Nel 2025 l'importo mensile dell'incremento era più alto, 144,44 € invece di 136,44 €, per un aumento straordinario di 8 euro al mese valido solo per quell'anno (art. 1, c. 178, della legge 207/2024). Non è stato rinnovato per il 2026. Il reddito garantito però non è sceso: è passato da 747,84 € a 748,29 € al mese, perché nel frattempo è salito il trattamento minimo su cui l'incremento si appoggia.
Quanto resta dopo le tasse
Una pensione ferma al minimo non paga IRPEF. Su 7.954,05 € l'anno l'imposta lorda si calcola con l'aliquota del primo scaglione, ma la detrazione per redditi da pensione è più alta dell'imposta e la azzera. Restano possibili, in alcuni Comuni e Regioni, le addizionali locali, che hanno soglie di esenzione proprie.
Se ricevi anche altre somme — una seconda pensione, un affitto, un lavoro occasionale — il conto cambia, e cambia due volte: una per le tasse e una per i limiti di reddito di questa pagina. La guida alla pensione netta 2026 spiega scaglioni e detrazioni.
Cosa fare, e quando
Integrazione e maggiorazioni dipendono da dati che l'INPS non può indovinare. Se l'Istituto ha già la tua situazione reddituale aggiornata, l'aumento può arrivare d'ufficio; altrimenti serve una domanda. In entrambi i casi, quando l'INPS chiede la dichiarazione reddituale va presentata nei termini: se non arriva, il pagamento delle prestazioni legate al reddito viene sospeso.
Vale la pena controllare il cedolino in tre momenti: a gennaio, quando si applicano la rivalutazione e i nuovi importi; al compimento dei 60, 65 e 70 anni, perché ogni soglia apre un gradino nuovo; e ogni volta che cambia un reddito in casa, compreso quello del coniuge.
Le cifre di questa pagina valgono per il 2026 e vengono dalla circolare INPS di rinnovo delle pensioni. I casi con pensioni estere, più trattamenti, separazioni o ricoveri hanno regole ulteriori che qui non sono trattate: per il conteggio sulla tua posizione, verifica con l'INPS o con un patronato.
Fai i conti
Domande frequenti
Qual è la pensione minima nel 2026?
Il trattamento minimo 2026 è 611,85 € al mese per 13 mensilità, cioè 7.954,05 € l'anno. Alle pensioni di importo pari o inferiore al minimo spetta per il 2026 un incremento aggiuntivo dell'1,3 %, che porta la cifra a 619,80 € al mese. Non è un importo garantito a tutti: è il livello fino al quale l'INPS integra la pensione di chi ne ha diritto.
Posso avere l'integrazione al minimo se ho un altro reddito?
Dipende da quanto. L'integrazione spetta intera se il tuo reddito personale resta entro 7.954,05 € l'anno, spetta ridotta tra quella cifra e 15.908,10 €, e non spetta più oltre. Se sei coniugato e non legalmente ed effettivamente separato, per le pensioni con decorrenza dopo il 1994 conta anche il reddito della coppia: intera fino a 23.862,15 €, nulla oltre 31.816,20 €.
Perché la mia pensione non viene integrata al minimo?
I motivi più frequenti sono due. Il primo è il reddito: tuo o della coppia, sopra i limiti dell'anno. Il secondo è il tipo di calcolo: l'articolo 1, comma 16, della legge 335/1995 esclude dall'integrazione le pensioni liquidate esclusivamente con il sistema contributivo, cioè in pratica quelle di chi ha iniziato a versare dal 1996. Dal 10 luglio 2025 l'esclusione non vale più per l'assegno ordinario di invalidità, dopo la sentenza n. 94/2025 della Corte costituzionale.
Che cos'è l'incremento al milione e quanto vale nel 2026?
È l'aumento previsto dall'articolo 38 della legge 448/2001, nato per garantire un reddito proprio di un milione di lire al mese e rivalutato ogni anno con il trattamento minimo. Nel 2026 vale 136,44 € al mese e porta il reddito garantito a 748,29 € al mese per 13 mensilità. Spetta dai 70 anni, che scendono di un anno ogni cinque di contributi fino a un minimo di 65, e dai 18 anni per gli invalidi civili totali, i sordomuti, i ciechi civili assoluti e i titolari di pensione di inabilità.
Le maggiorazioni sociali bisogna chiederle o arrivano da sole?
Dipendono dal reddito, quindi l'INPS le può riconoscere solo se ha i dati reddituali aggiornati. Se la tua situazione è già nota all'Istituto l'aumento può essere attribuito d'ufficio; negli altri casi serve una domanda, ed è sempre necessario rispondere alle richieste di dichiarazione reddituale, altrimenti il pagamento si sospende. Un patronato fa la verifica e la domanda gratuitamente.
Fonti
- INPS, circolare n. 153 del 19 dicembre 2025 — rinnovo delle pensioni per il 2026; Allegato 2, Tabella D (limiti di reddito per l'integrazione al minimo) e Tabella H (maggiorazione sociale dei trattamenti minimi e suo incremento) (19 dicembre 2025)
- Legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 1, comma 16 — alle pensioni liquidate esclusivamente con il sistema contributivo non si applicano le disposizioni sull'integrazione al minimo (8 agosto 1995)
- Corte costituzionale, sentenza 11 giugno – 3 luglio 2025, n. 94 (GU 1ª s.s. 9 luglio 2025, n. 28) — l'assegno ordinario d'invalidità liquidato interamente con il sistema contributivo è escluso dal divieto di integrazione al minimo (3 luglio 2025)
- Legge 28 dicembre 2001, n. 448, art. 38 — incremento delle maggiorazioni sociali in favore di soggetti disagiati (28 dicembre 2001)
- Legge 11 novembre 1983, n. 638, art. 6 — integrazione al trattamento minimo e limiti di reddito (11 novembre 1983)


