Guida al calcolo
Come si calcola la pensione: retributivo, misto e contributivo
Come si calcola la pensione: chi è nel retributivo, nel misto o nel contributivo, come si forma il montante al 33 % e come i coefficienti lo trasformano in assegno.

La tua pensione dipende da tre cose: il sistema di calcolo in cui ricadi (retributivo, misto o contributivo), quanto hai versato nella tua carriera e l'età in cui esci. Per chi è nel contributivo la formula è una moltiplicazione: il montante dei contributi per il coefficiente di trasformazione, che a 67 anni vale 5,608 % nel biennio 2025-2026. Per chi ha anzianità prima del 1996 si aggiunge una quota retributiva, che vale il 2 % della retribuzione pensionabile per ogni anno. Questa guida ti porta dal primo contributo all'assegno lordo, con i numeri di legge e un esempio per ogni passaggio.
I tre sistemi di calcolo: quale si applica a te
Fino al 1995 la pensione italiana era retributiva: si calcolava sulle ultime retribuzioni, non sui contributi versati. La legge 8 agosto 1995, n. 335 ha introdotto il sistema contributivo, nel quale la pensione dipende da quanto hai effettivamente accantonato. Per non cambiare le regole a chi era vicino al traguardo, la legge ha fissato una soglia: chi al 31 dicembre 1995 aveva almeno 18 anni di contributi è rimasto nel retributivo, chi ne aveva meno è passato al misto, chi non ne aveva è entrato nel contributivo puro.
L'articolo 24 del decreto-legge 201/2011 ha chiuso l'ultima eccezione: dal 1° gennaio 2012 anche chi era nel retributivo matura la pensione con il contributivo, per la sola anzianità successiva. Oggi quindi ogni pensione con contributi dopo il 2011 ha almeno una parte contributiva.
| Contributi al 31 dicembre 1995 | Sistema | Come si calcola la pensione |
|---|---|---|
| Almeno 18 anni | Retributivo, poi contributivo dal 2012 | Quota retributiva per l'anzianità fino al 31 dicembre 2011 + quota contributiva dal 1° gennaio 2012 |
| Meno di 18 anni | Misto | Quota retributiva per l'anzianità fino al 31 dicembre 1995 + quota contributiva dal 1° gennaio 1996 |
| Nessuno (primo contributo dal 1996) | Contributivo puro | Tutta la pensione dal montante contributivo |
La data del primo accredito e l'anzianità al 1995 le leggi sull'estratto conto contributivo. Attenzione ai contributi in gestioni diverse: un anno da apprendista nel 1994 e poi una carriera da commerciante ti collocano comunque nel misto.
Nota. La legge 335/1995 permette a chi aveva meno di 18 anni di contributi al 1995 di optare per il calcolo interamente contributivo, a condizione di avere una certa anzianità complessiva e una parte di essa maturata dal 1996. Di norma l'importo scende, perché la quota retributiva è quasi sempre più generosa; l'opzione ha senso solo in casi particolari, da verificare con l'INPS o un patronato.
Come si forma il montante contributivo
Il montante è la somma, rivalutata, dei contributi accantonati per la pensione. Funziona come un conto corrente virtuale che si alimenta in due modi.
I versamenti annuali. Per i lavoratori dipendenti la legge 335/1995 fissa l'aliquota di computo al 33 % della retribuzione lorda: ogni anno quella percentuale della tua retribuzione entra nel montante, a prescindere da come il contributo è ripartito tra te e il datore di lavoro. Per artigiani, commercianti e coltivatori diretti l'aliquota di computo coincide con l'aliquota contributiva della loro gestione, più bassa di quella dei dipendenti; per gli iscritti alla Gestione separata è quella stabilita ogni anno per la gestione. A parità di reddito, quindi, un autonomo accumula un montante più piccolo di un dipendente: non è un errore, è la conseguenza di contributi più bassi.
La rivalutazione al PIL. Ogni 31 dicembre il montante accumulato fino all'anno precedente viene rivalutato con il tasso di capitalizzazione, pari alla variazione media del prodotto interno lordo nominale degli ultimi cinque anni (articolo 1, comma 9, della legge 335/1995). Il tasso è pubblicato ogni anno dall'ISTAT e applicato dall'INPS: per il 2026 è il 6,3359 %, cioè un coefficiente di 1,063359; la serie degli ultimi anni e il meccanismo sono nella guida al coefficiente di rivalutazione del montante contributivo. La media quinquennale smussa gli alti e bassi dell'economia: un anno di crescita forte non si vede subito, ma nemmeno un anno di crisi. Dopo l'esperienza del 2015, quando la media risultò negativa, la legge prevede che il montante non possa ridursi; l'eventuale perdita viene recuperata sulle rivalutazioni successive.
Esempio. Supponiamo un dipendente con una retribuzione lorda di 30.000 € l'anno. Il suo montante cresce di 30.000 × 33 % = 9.900 € per ogni anno di lavoro. In 35 anni di carriera, senza considerare né gli aumenti di stipendio né la rivalutazione, il montante sarebbe 9.900 × 35 = 346.500 €. Con la rivalutazione al PIL il valore reale è più alto, e quanto più alto dipende dalla crescita dell'economia negli anni della sua carriera.
Entrano nel montante anche i contributi figurativi, accreditati con una retribuzione convenzionale, i contributi volontari e quelli da riscatto. Per il riscatto della laurea nel sistema contributivo il montante aumenta di quanto hai pagato: è il modo più semplice per capire se la spesa rende.
I coefficienti di trasformazione: dal montante alla pensione
Al momento della pensione il montante non viene restituito in un'unica soluzione: viene trasformato in una rendita annua con il coefficiente di trasformazione, una percentuale che cresce con l'età di uscita. L'idea è semplice: chi esce più tardi ha davanti meno anni di pensione, e lo stesso montante viene spalmato su meno rate, quindi ogni rata è più alta.
I coefficienti sono fissati dalla legge 335/1995 e aggiornati ogni due anni con un decreto in base alla speranza di vita rilevata dall'ISTAT. Quelli in vigore sono stati fissati con il decreto direttoriale del Ministero del Lavoro e del MEF di novembre 2024 e valgono per le pensioni che decorrono nel 2025 e nel 2026.
| Età | 2025-2026 | Divisore | 2023-2024 | Variazione | ||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 57 anni | 4,204 % | 23,787 | 4,270 % | -1,55 % | ||||
| 58 anni | 4,308 % | 23,213 | 4,378 % | -1,60 % | ||||
| 59 anni | 4,419 % | 22,630 | 4,493 % | -1,65 % | ||||
| 60 anni | 4,536 % | 22,046 | 4,615 % | -1,71 % | ||||
| 61 anni | 4,661 % | 21,455 | 4,744 % | -1,75 % | ||||
| 62 anni | 4,795 % | 20,855 | 4,882 % | -1,78 % | ||||
| 63 anni | 4,936 % | 20,259 | 5,028 % | -1,83 % | ||||
| 64 anni | 5,088 % | 19,654 | 5,184 % | -1,85 % | ||||
| 65 anni | 5,250 % | 19,048 | 5,352 % | -1,91 % | ||||
| 66 anni | 5,423 % | 18,440 | 5,531 % | -1,95 % | ||||
| 67 anni | 5,608 % | 17,832 | 5,723 % | -2,01 % | ||||
| 68 anni | 5,808 % | 17,218 | 5,931 % | -2,07 % | ||||
| 69 anni | 6,024 % | 16,600 | 6,154 % | -2,11 % | ||||
| 70 anni | 6,258 % | 15,980 | 6,395 % | -2,14 % | ||||
| 71 anni | 6,510 % | 15,361 | 6,655 % | -2,18 % | ||||
| Il divisore è 100 ÷ coefficiente: indica in quanti anni il montante viene restituito. Fonte: decreto direttoriale Lavoro–MEF di novembre 2024. | ||||||||
Il coefficiente si applica all'età che hai alla data di decorrenza della pensione, non a quella della domanda, e tiene conto anche dei mesi: tra un'età e l'altra l'INPS applica incrementi proporzionali, quindi uscire a 67 anni e qualche mese dà un coefficiente leggermente più alto di quello dell'età piena. La tabella mostra anche il "divisore", cioè il numero di anni in cui il montante viene idealmente restituito: è l'inverso del coefficiente ed è il modo più intuitivo per leggerlo.
Esempio. Supponiamo un montante di 300.000 € e l'uscita a 67 anni nel 2026, con coefficiente 5,608 %. La pensione annua lorda è 300.000 × 5,608 % = 16.824 €; divisa per le 13 mensilità fa 1.294,15 € al mese. Con lo stesso montante e l'uscita a 64 anni, coefficiente 5,088 %, la pensione è 300.000 × 5,088 % = 15.264 € l'anno, cioè 1.174,15 € al mese: 120 € al mese in meno per tutta la vita, solo per effetto del coefficiente. Nella realtà la differenza è maggiore, perché chi esce prima ha anche tre anni di contributi e di rivalutazione in meno.
Nel biennio 2025-2026 i coefficienti sono scesi rispetto al 2023-2024: a 67 anni si è passati da 5,723 % a 5,608 %. Il perché, il confronto completo e l'attesa per i coefficienti del 2027-2028 sono nell'articolo dedicato ai coefficienti di trasformazione 2025-2026.
La quota retributiva: retribuzioni pensionabili e aliquota del 2 %
Se hai contributi prima del 1996 (o prima del 2012, se eri nel retributivo), una parte della tua pensione si calcola con il vecchio sistema. La formula è: retribuzione pensionabile × aliquota di rendimento × anni di anzianità.
La retribuzione pensionabile è la media delle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro, rivalutate per tenere conto dell'inflazione. Il numero di anni su cui si fa la media è fissato dal decreto legislativo 503/1992 ed è diverso per l'anzianità maturata fino al 1992 (la cosiddetta quota A, calcolata su un periodo più breve) e per quella successiva (quota B, calcolata su un periodo più lungo). Per i dipendenti pubblici e per gli autonomi valgono regole proprie di calcolo della base pensionabile.
L'aliquota di rendimento è del 2 % per ogni anno di anzianità, fino a un tetto di retribuzione pensionabile aggiornato ogni anno; sulla parte di retribuzione che supera il tetto l'aliquota scende per fasce. L'anzianità valorizzabile ha un massimo fissato dalla legge, oltre il quale gli anni in più non aumentano la quota retributiva.
Esempio. Supponiamo una retribuzione pensionabile media di 30.000 € e 20 anni di anzianità al 31 dicembre 2011. La quota retributiva è 30.000 × 2 % × 20 = 12.000 € lordi l'anno. Per gli anni dal 2012 in poi si aggiunge la quota contributiva: con 14 anni di versamenti a 9.900 € l'anno (il 33 % di 30.000 €) il montante, senza rivalutazione, è 138.600 €, che a 67 anni con coefficiente 5,608 % dà 138.600 × 5,608 % = 7.773 € l'anno. In totale 19.773 € lordi l'anno, cioè circa 1.521 € al mese per 13 mensilità.
Questo esempio spiega perché due persone con la stessa carriera possono avere pensioni diverse: chi aveva almeno 18 anni di contributi nel 1995 ha una quota retributiva lunga, che di solito rende più del contributivo sullo stesso periodo; chi ne aveva meno ha una quota retributiva corta e una parte contributiva più grande.
Cosa fa salire o scendere l'assegno
Ogni voce qui sotto si vede nell'estratto conto o nel simulatore e si può controllare.
Gli anni di contributi. Nel contributivo ogni anno in più aggiunge versamenti e rivalutazione al montante; nel retributivo aggiunge il 2 % della retribuzione pensionabile. Un buco contributivo di qualche anno, per lavoro irregolare o periodi all'estero non ricongiunti, pesa due volte: sull'importo e sulla data di uscita.
La retribuzione. Nel contributivo conta tutta la carriera: anni di stipendio basso da giovane restano nel montante e non vengono "riassorbiti" dagli ultimi anni, come accadeva nel retributivo. Il part-time riduce il montante in proporzione all'orario.
L'età di uscita. Ogni anno di rinvio fa salire il coefficiente e il montante insieme. Tra 64 anni e 67 anni il coefficiente passa da 5,088 % a 5,608 %; fino a 71 anni continua a crescere, fino a 6,510 %.
L'andamento del PIL. Un decennio di crescita bassa rivaluta poco il montante; non puoi controllarlo, ma spiega perché le proiezioni del simulatore cambiano da un anno all'altro.
I riscatti e i contributi volontari. Il riscatto della laurea, i versamenti volontari e la ricongiunzione aumentano anzianità e montante; costano, e la convenienza si misura confrontando il costo con l'aumento dell'assegno.
La speranza di vita. Ogni due anni i coefficienti vengono rivisti: quando la vita media si allunga, scendono. Chi va in pensione dopo una revisione al ribasso prende un po' meno di chi è uscito prima con lo stesso montante.
Dopo il pensionamento l'importo non resta fermo: ogni gennaio viene adeguato all'inflazione con la perequazione, spiegata nell'articolo sulla rivalutazione delle pensioni 2026, e su di esso si applicano IRPEF e addizionali, descritte nella guida alla pensione netta.
Attenzione. Il calcolo contributivo vale anche per i requisiti di accesso. Chi è nel contributivo puro può usare la pensione anticipata a 64 anni solo se l'assegno supera 3,00 volte l'assegno sociale, e la pensione di vecchiaia solo se l'importo raggiunge almeno l'assegno sociale, che nel 2026 vale 546,24 € al mese. Un montante piccolo non significa solo una pensione bassa: può significare una pensione più tardi.
Dove trovare i tuoi dati
Non serve rifare i conti a mano. I numeri veri sono in tre posti, tutti gratuiti.
L'estratto conto contributivo. Sul sito INPS, con SPID, CIE o CNS, trovi anno per anno i contributi accreditati, la gestione, la retribuzione su cui sono stati calcolati e la tipologia (obbligatori, figurativi, da riscatto). È il documento da controllare per primo: un periodo mancante si sistema con una richiesta di variazione, meglio anni prima della pensione che il mese prima. La guida su come leggere l'estratto conto spiega ogni colonna.
Il simulatore «La mia pensione futura». Sempre sul sito INPS, calcola la data di uscita e l'importo stimato con i tuoi dati reali, applicando le ipotesi su crescita del PIL e della retribuzione che puoi modificare. Mostra sia il lordo sia una stima del netto e permette di confrontare scenari diversi, per esempio l'uscita a 64 anni e a 67 anni.
I nostri strumenti. Il calcolatore dei coefficienti in questa pagina trasforma un montante in pensione per ogni età; Quando vado in pensione ti dà la data dei requisiti per ogni canale di uscita, e i requisiti 2026-2028 sono raccolti nella guida dedicata.
Per le decisioni che non si possono correggere, come l'opzione per il contributivo o la data delle dimissioni, chiedi una verifica all'INPS o a un patronato: il calcolo ufficiale lo fa solo l'Istituto, e lo fa sui tuoi dati, non su una stima.
Fai i conti
Domande frequenti
Come faccio a sapere se sono nel retributivo, nel misto o nel contributivo?
Conta i contributi che avevi al 31 dicembre 1995, leggendoli sull'estratto conto contributivo INPS. Con almeno 18 anni sei nel retributivo fino al 31 dicembre 2011 e nel contributivo dal 2012; con meno di 18 anni sei nel misto, contributivo dal 1996; se il primo contributo è del 1996 o successivo sei nel contributivo puro. Lo stabiliscono la legge 335/1995 e l'articolo 24 del d.l. 201/2011.
Quanto vale la pensione per un dato montante contributivo?
Si moltiplica il montante per il coefficiente dell'età di uscita e si ottiene la pensione annua lorda, da dividere per le mensilità. Nel biennio 2025-2026 il coefficiente è 5,608 % a 67 anni e 5,088 % a 64 anni: lo stesso montante rende di più quanto più tardi esci. Il box di esempio e il calcolatore in questa pagina fanno il conto con le tue cifre.
I contributi figurativi fanno aumentare la pensione?
Sì. I periodi figurativi come disoccupazione, maternità, cassa integrazione o malattia vengono accreditati con una retribuzione convenzionale e contribuiscono al montante contributivo e all'anzianità. Non valgono però per i requisiti che chiedono contributi effettivi, come i 20 anni della pensione anticipata contributiva a 64 anni.
Conviene lavorare un anno in più?
Sul piano dell'assegno quasi sempre sì: un anno in più aggiunge contributi al montante, lo rivaluta un anno di più e fa salire il coefficiente di trasformazione, che tra 64 anni e 67 anni passa da 5,088 % a 5,608 %. Se convenga davvero dipende dalla salute, dal lavoro e dai bisogni: fai i conti con il simulatore INPS prima di decidere.
La pensione calcolata è lorda o netta?
È lorda. L'importo che esce dal calcolo è soggetto all'IRPEF per scaglioni, con le aliquote fissate dalla legge 199/2025 per il 2026, e alle addizionali regionale e comunale, al netto della detrazione per i redditi da pensione. La differenza tra lordo e netto, con il calcolatore, è spiegata nell'articolo sulla tassazione della pensione.
Fonti
- Ministero del lavoro, «Tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione dei montanti contributivi, anno 2026» — coefficiente 1,063359 comunicato dall'ISTAT (art. 1, c. 9, legge 335/1995) (21 ottobre 2026)
- Legge 8 agosto 1995, n. 335 — riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare (8 agosto 1995)
- Decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, art. 24 — disposizioni in materia di trattamenti pensionistici (6 dicembre 2011)
- Decreto direttoriale Ministero del Lavoro – MEF di novembre 2024 — coefficienti di trasformazione per il biennio 2025-2026 (20 novembre 2024)
- Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026) (30 dicembre 2025)


