Perequazione 2026
Rivalutazione pensioni 2026: aumento dell'1,4 % e conguaglio nel 2027
Le pensioni 2026 salgono dell'1,4 % in via provvisoria, per intero fino a 4 volte il minimo. Fasce, minime a 619,80 € e conguaglio a gennaio 2027.

Dalla rata di gennaio 2026 le pensioni sono aumentate del 1,4 %: è l'indice provvisorio di rivalutazione fissato dal Decreto MEF-Lavoro 19 novembre 2025, GU Serie Generale n. 277 del 28 novembre 2025, 25A06352. L'aumento pieno spetta alle pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo; sopra quella soglia la percentuale si riduce. Il conguaglio con l'indice definitivo arriva a gennaio 2027.
Quanto aumentano le pensioni nel 2026
La rivalutazione, in gergo "perequazione automatica", adegua ogni anno le pensioni al costo della vita. Il meccanismo è questo: a novembre il Ministero dell'Economia fissa con decreto l'indice provvisorio, basato sull'inflazione che l'ISTAT ha misurato nei primi mesi dell'anno. Per il 2026 l'indice è 1,4 %, contro lo 0,8 % dell'anno precedente.
L'aumento vale dalla rata di gennaio 2026 e si calcola sull'importo lordo della pensione in pagamento a dicembre 2025. Se percepisci più pensioni, per esempio la tua e una reversibilità, l'INPS le somma: la fascia di rivalutazione si stabilisce sul totale, non sulle singole prestazioni. La rivalutazione non va chiesta, la applica l'INPS d'ufficio.
Esempio. Una pensione lorda di 1.200 € al mese a dicembre 2025 sta sotto la prima soglia e prende l'aumento pieno: 1.200 × 1,4 % = 16,80 €. Dalla rata di gennaio 2026 l'importo lordo è 1.216,80 €, tredicesima compresa.
Le tre fasce: chi prende l'aumento pieno e chi no
La legge (art. 34 della legge 448/1998) non rivaluta tutte le pensioni allo stesso modo: fissa tre fasce rispetto al trattamento minimo e assegna a ciascuna una quota dell'indice. Le soglie si misurano sul trattamento minimo del 2025, cioè 603,40 € al mese, e sull'importo lordo mensile della pensione a dicembre 2025.
| Scaglione dell'importo lordo mensile 2025 | Quota applicata | Aumento | ||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| parte fino a 4 volte il minimo (fino a 2.413,60 €) | 100 % dell'indice | +1,40 % | ||||||
| parte tra 4 e 5 volte il minimo (2.413,60 € – 3.017,00 €) | 90 % dell'indice | +1,26 % | ||||||
| parte oltre 5 volte il minimo (oltre 3.017,00 €) | 75 % dell'indice | +1,05 % | ||||||
| Indice provvisorio 1,4 % (decreto MEF 19 novembre 2025). Le percentuali ridotte valgono solo sulla parte di pensione che supera la soglia; le soglie si misurano sul trattamento minimo dell'anno precedente (603,40 € nel 2025). Pensioni fino al minimo: +1,3 % aggiuntivo. Fonte: art. 34, l. 448/1998; INPS, circolare n. 153/2025. | ||||||||
Fino a 4 volte il minimo l'indice si applica al 100 %: l'aumento è del 1,40 %. Tra 4 e 5 volte scende al 90 % dell'indice, cioè 1,26 %. Oltre 5 volte resta il 75 %, pari a 1,05 %. Le percentuali si applicano per scaglioni, come gli scaglioni dell'IRPEF: la quota ridotta vale solo sulla parte di pensione che supera la soglia, mentre la parte fino a 4 volte il minimo prende sempre l'aumento pieno (art. 34 della legge 448/1998; circolare INPS n. 153/2025).
Esempio. Le soglie si ottengono moltiplicando il minimo 2025: 4 × 603,40 € = 2.413,60 € e 5 × 603,40 € = 3.017,00 €. Una pensione di 2.800 € lordi al mese supera la prima soglia: sui primi 2.413,60 € l'aumento è 2.413,60 × 1,4 % = 33,79 €, sui restanti 386,40 € è 386,40 × 1,26 % = 4,87 €; in tutto +38,66 €, nuovo importo 2.838,66 €. Una pensione di 3.500 € tocca tutti e tre gli scaglioni: 33,79 € + (603,40 × 1,26 % = 7,60 €) + (483,00 × 1,05 % = 5,07 €) = +46,46 €, nuovo importo 3.546,46 €.
Attenzione. Tabella e calcolatore ragionano sull'importo lordo mensile ordinario, senza tredicesima e prima delle tasse. Sul conto l'aumento sembrerà più piccolo: sull'incremento lordo si pagano IRPEF e addizionali. Il passaggio dal lordo al netto è spiegato in Pensione netta 2026: dal lordo al netto.
Chi è appena sopra una soglia non perde nulla
Con il calcolo per scaglioni non esiste il salto che molti temono: chi supera una soglia di pochi euro prende l'aumento pieno su tutta la parte sotto la soglia e la percentuale ridotta solo sui pochi euro eccedenti. Per questo nel 2026 non serve alcuna clausola di salvaguardia, che invece era necessaria negli anni in cui la percentuale della fascia si applicava all'intero importo (2023 e 2024).
Esempio. Una pensione di 2.415 € supera di 1,40 € la prima soglia (2.413,60 €). Aumento: 2.413,60 × 1,4 % = 33,79 € più 1,40 × 1,26 % = 0,02 €, in tutto 33,81 €. Nuovo importo 2.448,81 €, appena sopra i 2.447,39 € di chi stava esattamente alla soglia.
Pensioni minime: l'aumento aggiuntivo
Per le pensioni di importo pari o inferiore al trattamento minimo la legge di bilancio 2026 (legge 199/2025) ha confermato un incremento transitorio che si somma alla rivalutazione ordinaria. Il percorso è in due passi. Prima il minimo 2025, 603,40 €, viene rivalutato del 1,4 % e arriva a 611,85 €. Poi su questo importo si applica l'incremento del 1,3 %, che porta la minima a 619,80 € al mese.
L'incremento spetta a chi ha la pensione integrata al minimo o comunque di importo non superiore al minimo, e — a differenza dell'integrazione — per la sua corresponsione i redditi del titolare non rilevano (circolare INPS n. 153/2025, par. 3.2). Lo riconosce l'INPS d'ufficio, senza domanda, e lo trovi sul cedolino come voce separata. In termini annui il trattamento minimo 2026, senza l'incremento, vale 7.954,05 € su tredici mensilità.
Nota. Il trattamento minimo è la base di molte soglie previdenziali: le fasce di rivalutazione, i limiti di cumulo della pensione di reversibilità, il tetto delle pensioni anticipate contributive. Quando sale il minimo, si spostano anche quelle soglie.
Anche l'assegno sociale segue la rivalutazione ordinaria: nel 2026 è 546,24 € al mese, contro 538,69 € nel 2025. L'incremento aggiuntivo delle minime, invece, non lo riguarda.
Indice provvisorio e conguaglio di gennaio 2027
L'indice del 1,4 % è provvisorio perché, quando il decreto viene firmato a novembre, l'inflazione dell'anno non è ancora completa. Nel novembre successivo un nuovo decreto fissa l'indice definitivo dell'anno appena concluso e quello provvisorio dell'anno che inizia. Se il definitivo è più alto, a gennaio 2027 ricevi la differenza su tutte le mensilità del 2026, tredicesima compresa, in un'unica soluzione, e la pensione viene ricalcolata sul nuovo indice. Se è più basso, l'INPS recupera la differenza: in passato il recupero è avvenuto sulle mensilità successive, con criteri comunicati di volta in volta.
Non devi fare nulla: il conguaglio è automatico e compare nel cedolino di gennaio con una voce dedicata. Il decreto di novembre 2026 fisserà anche l'indice provvisorio per il 2027, che si applicherà dalla rata di gennaio 2027 insieme al conguaglio.
Attenzione. Per il 2027 potrebbe cambiare non solo l'indice, ma il meccanismo. L'articolo 55 del disegno di legge di bilancio 2027 metterebbe da parte, per quel solo anno, le tre fasce per scaglioni descritte qui e ne userebbe sei, applicate all'intero importo della pensione: in quel caso tornerebbe necessaria la clausola di salvaguardia, che il testo prevede. È un disegno di legge, non una legge: può cambiare in Parlamento e vale solo se pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Che cosa c'è e che cosa non c'è nel testo è spiegato in Manovra 2027: nel testo sei misure sulle pensioni.
Attenzione. Non confondere il conguaglio di perequazione con il conguaglio fiscale. Il primo riguarda l'inflazione ed è a tuo favore o pari a zero nella maggior parte degli anni. Il secondo riguarda l'IRPEF dell'anno precedente e può essere a debito: a gennaio può ridurre il netto anche se la pensione lorda è aumentata.
Perché il cedolino di gennaio può essere diverso da quello di febbraio
Molti lettori vedono un importo a gennaio e uno diverso a febbraio e pensano a un errore nella rivalutazione. Quasi sempre la differenza ha altre cause.
Il conguaglio IRPEF. A gennaio l'INPS confronta le ritenute operate nell'anno precedente con l'imposta davvero dovuta. Se hai pagato troppo poco, per esempio perché hai due pensioni o perché la pensione è iniziata a metà anno, la differenza viene trattenuta sulla rata di gennaio e, se è alta, a rate sui mesi successivi. Se hai pagato troppo, ti viene restituita.
Le addizionali regionale e comunale. Si pagano l'anno dopo rispetto al reddito a cui si riferiscono, a rate mensili da gennaio a novembre. L'acconto dell'addizionale comunale per l'anno in corso parte invece da marzo. Tra dicembre e gennaio cambiano quindi le trattenute, e a marzo cambiano di nuovo.
Gli arretrati. Se la rivalutazione o il conguaglio non sono stati applicati sulla prima rata utile, l'INPS li paga sulla rata successiva come arretrato: quel mese l'importo è più alto del normale, poi torna regolare.
La tredicesima. A dicembre la mensilità è doppia e la tredicesima ha una tassazione diversa: non ha la detrazione mensile e non sconta le addizionali. Per questo il netto di dicembre non è il doppio di quello di novembre, e quello di gennaio non è la sua metà.
Il modo più rapido per capire una differenza è aprire i due cedolini sul sito INPS (servizio "Cedolino della pensione", con SPID, CIE o CNS) e confrontare le voci una per una. Per le date in cui arrivano rate, arretrati e conguagli, vedi il calendario dei pagamenti 2026.
Calcola la tua rivalutazione
Inserisci l'importo lordo mensile del cedolino di dicembre 2025, sommando tutte le pensioni che percepisci: il calcolatore spezza l'importo negli scaglioni, applica a ciascuno la sua percentuale e mostra il calcolo passo per passo con l'aumento mensile e annuo.
Se il risultato non corrisponde al cedolino, controlla di aver usato l'importo lordo e non il netto, e di aver incluso tutte le pensioni. Per dubbi sul tuo caso rivolgiti all'INPS o a un patronato: la rivalutazione non si chiede, ma un errore di fascia si può segnalare.
Fai i conti
Domande frequenti
Quanto aumenta la pensione nel 2026?
Del 1,4 % se l'importo lordo mensile del 2025 non supera 4 volte il trattamento minimo (603,40 €). Tra 4 e 5 volte l'aumento è del 1,26 %, oltre 5 volte del 1,05 %. L'aumento è lordo: sul netto pesano IRPEF e addizionali.
La rivalutazione 2026 è definitiva?
No. L'indice del 1,4 % è provvisorio, fissato dal Decreto MEF-Lavoro 19 novembre 2025, GU Serie Generale n. 277 del 28 novembre 2025, 25A06352 sull'inflazione dei primi mesi del 2025. L'indice definitivo arriva con il decreto di novembre 2026 e l'eventuale differenza viene pagata, in automatico, a gennaio 2027.
Perché la mia pensione è aumentata meno del previsto?
Le cause più comuni sono due. La prima: la somma delle tue pensioni supera 4 volte il minimo, quindi l'indice si applica al 90 % o al 75 %. La seconda: stai guardando il netto, che risente di IRPEF, addizionali e conguagli. Confronta gli importi lordi dei cedolini di dicembre e gennaio.
Quanto prende chi ha la pensione minima nel 2026?
Il trattamento minimo rivalutato è 611,85 € al mese; con l'incremento aggiuntivo del 1,3 % confermato dalla legge 199/2025 arriva a 619,80 €. L'incremento spetta senza domanda a chi ha la pensione integrata al minimo, o comunque di importo non superiore al minimo; per la sua corresponsione, precisa l'INPS, non rilevano i redditi posseduti dal titolare.
La rivalutazione vale anche per reversibilità e assegno sociale?
Sì. La pensione di reversibilità si rivaluta come le altre e concorre alla somma su cui si misura la fascia. L'assegno sociale 2026 è 546,24 € al mese, contro 538,69 € del 2025: lo stesso 1,4 %.
Fonti
- INPS, circolare n. 153 del 19 dicembre 2025 — rinnovo delle pensioni 2026, perequazione, importi e calendario dei pagamenti (19 dicembre 2025)
- Decreto MEF-Lavoro 19 novembre 2025, «Perequazione delle pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2026» — art. 2: +1,4 % dal 1° gennaio 2026, salvo conguaglio in sede di perequazione per l'anno successivo (GU Serie Generale n. 277 del 28 novembre 2025, 25A06352) (19 novembre 2025)
- Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026) (30 dicembre 2025)
- Legge 23 dicembre 1998, n. 448, art. 34 — perequazione automatica delle pensioni per fasce di importo (23 dicembre 1998)


