Guida al calcolo
Coefficiente di rivalutazione del montante contributivo 2026
Il tasso di capitalizzazione 2026 è 6,3359 %: come l'INPS rivaluta il montante al 31 dicembre, su quali contributi e che effetto ha sulle pensioni del 2027.

Per il 2026 il tasso di capitalizzazione dei montanti contributivi è il 6,3359 %, cioè un coefficiente di rivalutazione di 1,063359: è il numero con cui l'INPS, il 31 dicembre, fa crescere i contributi che hai già accumulato. Lo ha comunicato l'ISTAT e lo ha pubblicato il Ministero del lavoro il 21 ottobre 2026. Chi cerca il coefficiente «del 2027» cerca quasi sempre questo: è l'ultima rivalutazione che entra nelle pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2027.
Che cos'è il tasso di capitalizzazione dei montanti
Nel sistema contributivo la pensione non si calcola sulle ultime retribuzioni ma su un capitale virtuale, il montante, che si forma versando ogni anno una quota del reddito: il 33 % della retribuzione per i dipendenti, il 20 % del reddito per gli autonomi iscritti all'INPS, una percentuale variabile per gli iscritti alla Gestione separata (articolo 1, comma 10, della legge 335/1995).
Quel capitale non resta fermo. L'articolo 1, comma 8, della stessa legge prevede che il montante venga rivalutato «su base composta al 31 dicembre di ciascun anno, con esclusione della contribuzione dello stesso anno, al tasso di capitalizzazione». Il comma 9 dice qual è quel tasso: la variazione media quinquennale del prodotto interno lordo nominale, calcolata dall'ISTAT sul quinquennio che precede l'anno da rivalutare.
In pratica è un tasso di interesse pubblico. Non dipende dai mercati finanziari né dall'inflazione dei prezzi: dipende da quanto è cresciuta l'economia italiana, in valore corrente, nei cinque anni precedenti.
Nota. «Su base composta» significa che la rivalutazione dell'anno si applica anche alle rivalutazioni degli anni passati, come gli interessi di un conto. È il motivo per cui i contributi versati da giovane valgono, a parità di importo, più di quelli versati a fine carriera.
Quanto vale il coefficiente nel 2026 e negli anni prima
Il valore 2026 è il più alto della serie recente. Nella tabella trovi il tasso, il coefficiente da applicare al montante e il quinquennio di PIL su cui è stato calcolato.
| Anno di rivalutazione | Quinquennio del PIL | Tasso | Coefficiente | Pensioni con decorrenza da | ||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 2021 | 2016-2020 | -0,0215 % | 0,999785 (applicato 1,000000, minimo di legge) | 1° gennaio 2022 | ||||
| 2022 | 2017-2021 | 0,9973 % | 1,009973 | 1° gennaio 2023 | ||||
| 2023 | 2018-2022 | 2,3082 % | 1,023082 | 1° gennaio 2024 | ||||
| 2024 | 2019-2023 | 3,6622 % | 1,036622 | 1° gennaio 2025 | ||||
| 2025 | 2020-2024 | 4,0445 % | 1,040445 | 1° gennaio 2026 | ||||
| 2026 | 2021-2025 | 6,3359 % | 1,063359 | 1° gennaio 2027 | ||||
| Il tasso di ciascun anno si applica al montante al 31 dicembre di quell'anno, esclusi i contributi dello stesso anno, e ha effetto sulle pensioni che decorrono dal 1° gennaio successivo. Quando il valore comunicato dall'ISTAT scende sotto uno, la legge impone comunque il coefficiente 1, con recupero sulle rivalutazioni successive. Fonte: comunicati annuali del Ministero del lavoro su dati ISTAT (art. 1, c. 9, legge 335/1995). | ||||||||
La colonna «quinquennio del PIL» spiega da sola il salto del 2026: il quinquennio di riferimento è scalato di un anno rispetto a quello del 2025, e con lo slittamento esce dal calcolo l'anno della caduta del prodotto interno lordo nominale del 2020. Lo stesso meccanismo, al contrario, aveva schiacciato i tassi dei primi anni Venti, quando quel crollo era ancora dentro la media.
Attenzione. Il tasso dell'anno non è una previsione sul futuro: è una fotografia del passato. Un anno di crescita forte non si vede subito sul montante, perché viene diluito su cinque anni, ma per lo stesso motivo un anno brutto non lo cancella.
Su quale montante si applica, e quando lo vedi in pensione
Qui si concentrano quasi tutti gli equivoci. Le regole sono tre e stanno nella legge e nella scheda informativa dell'INPS.
Si applica al 31 dicembre. La rivalutazione avviene una volta l'anno, a fine anno, non mese per mese.
Esclude i contributi dell'anno in corso. Il montante rivalutato al 31 dicembre 2026 con il coefficiente 1,063359 è quello accumulato fino al 31 dicembre 2025. I contributi versati durante il 2026 si sommano dopo, e la loro prima rivalutazione arriverà il 31 dicembre 2027.
Ha effetto sulle pensioni che decorrono dal 1° gennaio successivo. È la frase che risolve la ricerca «coefficiente 2027»: l'ultima rivalutazione che entra in una pensione con decorrenza gennaio 2027 è quella del 31 dicembre 2026, cioè il coefficiente 1,063359.
Esempio. Supponiamo un montante di 250.000 € al 31 dicembre 2025 e 10.000 € di contributi versati nel 2026. Al 31 dicembre 2026 la rivalutazione riguarda solo i 250.000 €: 250.000 × 1,063359 = 265.839,75 €. A questa cifra si sommano i 10.000 € dell'anno, che non vengono rivalutati: il montante finale è 275.839,75 €. Se la pensione decorre dal 1° gennaio 2027, è questo il capitale che verrà trasformato in assegno.
In che cosa è diverso dal coefficiente di trasformazione
Sono due numeri diversi, in due momenti diversi della vita, e il motore di ricerca li mescola di continuo.
| Coefficiente di rivalutazione | Coefficiente di trasformazione | |
|---|---|---|
| A che cosa serve | Fa crescere il montante | Trasforma il montante in pensione annua |
| Da che cosa dipende | Variazione media del PIL nominale su cinque anni | Età alla decorrenza della pensione e speranza di vita |
| Quante volte si applica | Ogni anno, al 31 dicembre | Una volta sola, quando esci |
| Chi lo fissa | ISTAT, comunicato dal Ministero del lavoro | Decreto Lavoro-MEF, revisione biennale |
| Valore in vigore | 1,063359 per il 2026 | 5,608 % a 67 anni nel 2025-2026 |
La differenza pratica è semplice: il primo riguarda tutti gli anni in cui lavori, il secondo solo il giorno in cui smetti. Il confronto completo dei coefficienti di trasformazione, compresi quelli che entrano in vigore nel 2027, è nella guida dedicata ai coefficienti di trasformazione 2025-2026; il quadro d'insieme del calcolo, dalla retribuzione all'assegno, è in come si calcola la pensione.
Che cosa succede se la media del PIL è negativa
Può succedere, ed è successo. Fino al 2015 la legge non diceva nulla: se la variazione media era negativa, il montante si riduceva. Il decreto-legge 65/2015, convertito dalla legge 109/2015, ha aggiunto al comma 9 un terzo periodo: il coefficiente di rivalutazione non può essere inferiore a uno, salvo recupero sulle rivalutazioni successive. Per la prima applicazione la stessa norma ha escluso anche il recupero.
La prova che non è un'ipotesi di scuola sta nella prima riga della tabella: per il 11 ottobre 2021 l'ISTAT ha comunicato un tasso del -0,0215 %, cioè un coefficiente di 0,999785. Per legge il montante non è sceso: è stato applicato il coefficiente 1,000000 e la differenza viene recuperata quando le rivalutazioni successive tornano positive.
C'è una seconda cautela nello stesso comma, meno conosciuta. Quando l'ISTAT rivede la serie storica del PIL — cosa che accade periodicamente — ai soli fini del montante si continuano a usare i tassi della serie vecchia per l'anno della revisione, e quelli della serie nuova per gli anni dopo. Serve a evitare che una revisione statistica cambi retroattivamente i montanti già formati.
Che cosa puoi controllare e che cosa no
Sul tasso di capitalizzazione non si può fare nulla: è un dato macroeconomico. Quello su cui puoi intervenire è il montante su cui il tasso si applica.
Gli anni di anticipo. Uscire tre anni prima non toglie solo tre anni di contributi: toglie anche tre rivalutazioni composte sull'intero montante accumulato, che a questi tassi pesano più dei contributi di un anno singolo.
I buchi contributivi. Un periodo scoperto non rivalutato è un capitale che non lavora per tutti gli anni successivi. È il calcolo da fare prima di decidere su un riscatto di laurea o sui contributi volontari: la somma versata entra nel montante e da lì in poi viene rivalutata come tutto il resto.
La correttezza dell'estratto conto. Un anno accreditato con la retribuzione sbagliata è un errore che si moltiplica per tutte le rivalutazioni successive. Come leggerlo e come chiedere la variazione è spiegato nella guida all'estratto conto contributivo.
Il montante valorizzato e la pensione stimata restano calcoli dell'Istituto: il simulatore «La mia pensione futura» li fa sui tuoi dati reali, e per le decisioni che non si possono correggere — una data di dimissioni, un riscatto, un'opzione — conviene farli verificare dall'INPS o da un patronato.
Fai i conti
Domande frequenti
Qual è il coefficiente di rivalutazione del montante contributivo per il 2027?
Non esiste ancora. Il tasso di ciascun anno viene comunicato dall'ISTAT in autunno di quello stesso anno: quello del 2026 è arrivato il 21 ottobre 2026, quello del 2025 il 28 ottobre 2025. Chi cerca il valore «2027» di solito cerca il coefficiente che riguarda le pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2027: è quello del 2026, cioè 1,063359, perché la rivalutazione del 31 dicembre 2026 è l'ultima che entra in quelle pensioni.
Il coefficiente di rivalutazione è lo stesso del coefficiente di trasformazione?
No, e confonderli porta a conti sbagliati. Il coefficiente di rivalutazione aggiorna ogni anno il montante dei contributi e dipende dalla crescita del PIL: nel 2026 è 1,063359. Il coefficiente di trasformazione si usa una volta sola, al momento della pensione, e dipende dall'età di uscita: a 67 anni vale 5,608 % nel biennio 2025-2026. Il primo fa crescere il capitale, il secondo lo trasforma in rendita.
La rivalutazione si applica anche ai contributi versati quest'anno?
No. La legge 335/1995 dice che la rivalutazione al 31 dicembre si calcola «con esclusione della contribuzione dello stesso anno»: i contributi del 2026 entrano nel montante ma cominciano a essere rivalutati dal 31 dicembre 2027. È il motivo per cui l'ultimo anno di lavoro pesa meno degli altri.
Che cosa succede al montante se il PIL va male?
Non si riduce. Il terzo periodo dell'articolo 1, comma 9, della legge 335/1995 stabilisce che il coefficiente di rivalutazione non può essere inferiore a uno, salvo recupero sulle rivalutazioni successive. È già accaduto: per il 11 ottobre 2021 l'ISTAT ha comunicato un tasso del -0,0215 %, cioè un coefficiente di 0,999785, e il montante è rimasto fermo invece di scendere.
Dove vedo la rivalutazione nel mio estratto conto?
L'estratto conto contributivo elenca anno per anno la retribuzione imponibile e i contributi accreditati, non il montante già rivalutato: il montante valorizzato e la pensione stimata si vedono nel simulatore «La mia pensione futura» sul sito INPS, che applica il tasso di capitalizzazione dell'anno in corso e un'ipotesi di crescita per gli anni futuri. Per i conti ufficiali verifica con l'INPS o un patronato.
Fonti
- Ministero del lavoro e delle politiche sociali, «Tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione dei montanti contributivi, anno 2026» — tasso 0,063359, coefficiente 1,063359 (21 ottobre 2026)
- Legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 1, commi 8, 9 e 10 — montante contributivo, tasso annuo di capitalizzazione, aliquote di computo (testo vigente su Normattiva) (8 agosto 1995)
- INPS, scheda informativa «Montante contributivo» — rivalutazione al 31 dicembre, esclusione dei contributi dell'ultimo anno, effetto sulle pensioni con decorrenza dal 1° gennaio successivo (1° agosto 2025)
- Ministero del lavoro e delle politiche sociali, «Tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione dei montanti contributivi, anno 2021» — tasso negativo, coefficiente 0,999785 (11 ottobre 2021)
- Decreto-legge 21 maggio 2015, n. 65, art. 5, convertito dalla legge 17 luglio 2015, n. 109 — introduce il minimo di uno per il coefficiente di rivalutazione (21 maggio 2015)


