Contributi e riscatti
Contributi volontari INPS 2026: chi può versarli e quanto costano
Contributi volontari 2026: l'autorizzazione INPS chiede 5 anni di contributi o 3 negli ultimi 5, e un dipendente versa il 33 % su almeno 244,74 € a settimana.

Ti mancano due o tre anni di contributi e il lavoro è finito prima della pensione: i contributi volontari servono esattamente a questo. Chiedi all'INPS l'autorizzazione alla prosecuzione volontaria e, da quel momento, versi tu quello che prima versava il datore di lavoro. Per un ex dipendente l'aliquota è il 33 % della media delle ultime 52 settimane di retribuzione imponibile, su una base che nel 2026 non può essere inferiore a 244,74 € a settimana. Le cifre dell'anno le fissa la circolare INPS n. 27 dell'11 marzo 2026.
Chi può chiedere l'autorizzazione
La regola di fondo è una: i contributi volontari coprono i periodi in cui non sei assicurato da nessun'altra parte. Possono chiedere l'autorizzazione i lavoratori dipendenti e autonomi che hanno cessato o interrotto l'attività e non sono iscritti all'INPS o ad altre forme di previdenza, i parasubordinati non iscritti alla Gestione separata, i liberi professionisti non iscritti alla loro cassa, gli iscritti ai fondi speciali e anche i titolari di assegno ordinario di invalidità o di pensione ai superstiti.
Serve un'anzianità minima, e deve essere di contribuzione effettiva: 260 settimane (5 anni) in qualunque epoca della carriera, oppure 156 settimane (3 anni, o 36 contributi mensili) nei 5 anni che precedono la domanda. Lo prevede l'articolo 5 del d.lgs. 184/1997. Valgono i contributi obbligatori, quelli confluiti sul conto con trasferimento, ricongiunzione o riscatto e alcuni figurativi: cassa integrazione, TBC, aspettativa per motivi sindacali o politici. Non valgono gli altri periodi figurativi, come la disoccupazione.
L'autorizzazione non è automatica nel tempo ma, una volta concessa, non decade mai: puoi interrompere i versamenti per anni e riprenderli quando vuoi senza presentare una nuova domanda. Per i dipendenti decorre dal primo sabato successivo alla domanda, per artigiani e commercianti dal primo giorno del mese in cui la presenti.
Nota. L'autorizzazione si ottiene anche senza che il rapporto di lavoro sia cessato, in tre casi: aspettativa non retribuita e congedi per motivi familiari, di studio o per malattia; part-time orizzontale o verticale, per coprire le ore o i periodi non lavorati; lavoro agricolo con meno di 270 giornate di contribuzione nell'anno. In questi casi i contributi volontari integrano quelli obbligatori invece di sostituirli.
Quanto costano nel 2026 a un ex dipendente
L'importo è settimanale e si calcola applicando l'aliquota di finanziamento della gestione alla media della retribuzione imponibile delle ultime 52 settimane di contribuzione obbligatoria, anche se non sono collocate nell'anno appena trascorso (articolo 7 del d.lgs. 184/1997). Le aliquote e i limiti per il 2026, aggiornati con la variazione ISTAT del 1,4 %, sono questi:
- aliquota per chi è stato autorizzato dal 1996 in avanti: 33 %;
- aliquota per chi è stato autorizzato con decorrenza entro il 31 dicembre 1995: 27,87 %;
- retribuzione minima settimanale su cui si calcola il contributo: 244,74 €;
- prima fascia di retribuzione annua, oltre la quale si aggiunge l'aliquota dell'1 %: 56.224 €;
- massimale annuo per chi ha contribuzione solo dal 1996 o ha optato per il contributivo: 122.295 €.
Il minimale conta più di quanto sembri: stabilisce il pavimento della spesa anche per chi ha avuto stipendi bassi o part-time, e fissa il contributo volontario minimo valido per tutte le categorie.
Esempio. Dipendente con una retribuzione imponibile media di 600 € a settimana nelle ultime 52 settimane: il contributo volontario è 600 × 33 % = 198 € a settimana, cioè 2.574 € per un trimestre di tredici settimane e 10.296 € per un anno di 52 settimane. Chi invece resta al minimale paga 244,74 × 33 % = 80,76 € a settimana, cioè circa 1.050 € a trimestre e circa 4.200 € per un anno intero. Sono cifre di esempio: la tua base la calcola l'INPS sul tuo estratto conto.
Nota. Se dopo l'autorizzazione torni a lavorare come dipendente e poi riprendi i versamenti, puoi chiedere che il contributo venga ricalcolato sulle retribuzioni della nuova occupazione. La domanda va presentata entro 180 giorni dalla cessazione del nuovo rapporto, a pena di decadenza.
Artigiani, commercianti e Gestione separata pagano in modo diverso
Per artigiani e commercianti il contributo è mensile e non dipende dallo stipendio ma dalla classe di reddito: si prende la media dei redditi d'impresa dichiarati ai fini IRPEF negli ultimi 3 anni di contribuzione e si cerca la classe il cui reddito medio è pari o immediatamente inferiore a quella media. Le classi sono 8 e le aliquote del 2026 sono il 24 % per gli artigiani e il 24,48 % per i commercianti.
| Classe di reddito | Reddito medio imponibile | Artigiani (24 %) | Commercianti (24,48 %) | |||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1. Fino a 18.808 € | 18.808 € | 376,16 € | 383,69 € | |||||
| 2. da 18.809 a 25.044 € | 21.927 € | 438,54 € | 447,32 € | |||||
| 3. da 25.045 a 31.280 € | 28.163 € | 563,26 € | 574,53 € | |||||
| 4. da 31.281 a 37.516 € | 34.399 € | 687,98 € | 701,74 € | |||||
| 5. da 37.517 a 43.752 € | 40.635 € | 812,70 € | 828,96 € | |||||
| 6. da 43.753 a 49.988 € | 46.871 € | 937,42 € | 956,17 € | |||||
| 7. da 49.989 a 56.223 € | 53.106 € | 1.062,12 € | 1.083,37 € | |||||
| 8. da 56.224 € | 56.224 € | 1.124,48 € | 1.146,97 € | |||||
| Gli importi sono mensili e valgono dal 1° gennaio 2026. La classe assegnata è quella il cui reddito medio è pari o immediatamente inferiore alla media dei redditi degli ultimi tre anni di contribuzione. Fonte: INPS, circolare n. 27 dell'11 marzo 2026. | ||||||||
Nella Gestione separata il conto si fa sull'importo medio dei compensi percepiti nell'anno precedente la domanda, con l'aliquota IVS prevista per chi non ha altra tutela previdenziale e non è pensionato: 25 % per i professionisti, 33 % per collaboratori e figure assimilate. Siccome il minimale per l'accredito è 18.808 €, il versamento non può scendere sotto 4.702,08 € l'anno (391,84 € al mese) per i professionisti e 6.206,64 € l'anno (517,22 € al mese) per tutti gli altri iscritti.
Quando si versa, e perché il ritardo non si perdona
I versamenti correnti sono quattro all'anno, uno per trimestre, e ciascuno va pagato entro il trimestre solare successivo a quello di riferimento: il trimestre gennaio-febbraio-marzo si paga entro il 30 giugno, aprile-giugno entro il 30 settembre e così via. Gli arretrati, cioè i periodi compresi tra la decorrenza dell'autorizzazione e il primo avviso di pagamento, vanno versati entro il trimestre solare successivo a quello in cui ricevi il provvedimento di accoglimento.
Attenzione. I versamenti effettuati dopo la scadenza sono nulli: l'INPS li rimborsa, ma quel trimestre resta scoperto e non si recupera in alcun modo. È l'errore più costoso di tutta la procedura.
Si paga dal servizio «Versamenti volontari» del Portale dei pagamenti INPS, con pagamento online PagoPA o con l'avviso da esibire in banca, in tabaccheria o alle Poste. La funzione «fraziona» permette di coprire periodi inferiori al trimestre, ricalcolando l'avviso: utile quando manca solo qualche settimana per arrivare a un requisito.
A che cosa servono davvero
I contributi volontari valgono sia per il diritto sia per la misura di tutte le pensioni dirette — vecchiaia, anzianità, assegno ordinario di invalidità, pensione di inabilità — e di quelle ai superstiti. Sono quindi lo strumento di chi deve completare un requisito contributivo: i 20 anni della vecchiaia a 67 anni, i 42 anni e 10 mesi dell'anticipata ordinaria per gli uomini e i 41 anni e 10 mesi per le donne. Trovi il quadro completo in requisiti per la pensione 2026, 2027 e 2028.
Attenzione. Non sono ammessi versamenti volontari per periodi coperti da assicurazione obbligatoria, né per periodi successivi alla decorrenza di una pensione diretta (articolo 6 del d.lgs. 184/1997). È invece possibile versare per i 0 anni e 6 mesi precedenti la data della domanda, se quei mesi sono scoperti. Quando un canale di uscita richiede contributi effettivi — come l'anticipata contributiva a 64 anni — chiedi all'INPS o a un patronato la conferma scritta che i tuoi volontari contino per quel requisito, prima di versare.
Sull'assegno l'effetto è lo stesso di un contributo obbligatorio: quello che versi entra nel montante contributivo, viene rivalutato ogni anno e all'uscita si moltiplica per il coefficiente di trasformazione della tua età, come spiegato in come si calcola la pensione.
Esempio. Un anno di versamenti al minimale, circa 4.200 €, aggiunge altrettanto al montante. Con il coefficiente di 5,514 % previsto a 67 anni dal 1° gennaio 2027 sono 231,59 € lordi l'anno, cioè meno di 18 € al mese per tredici mensilità. Dedotto dal reddito con un'aliquota marginale del 33 %, quell'anno di contributi costa in realtà circa 2.800 €. Sul piano dell'assegno, da solo, rende poco: il senso dei volontari è di solito un altro, cioè arrivare al requisito e cominciare a incassare la pensione anni prima.
Prima di decidere, confronta: per completare un requisito, un riscatto di periodi di studio può costare meno di anni interi di versamenti volontari, e il cumulo o la totalizzazione dei contributi sparsi in gestioni diverse non costa nulla. Non è un caso che il minimo annuo della Gestione separata, 6.206,64 €, sia esattamente quanto costa un anno di riscatto agevolato della laurea: entrambi si calcolano sul minimale degli artigiani.
Come si presenta la domanda
La domanda di autorizzazione si presenta online sul sito INPS, servizio «Contributi volontari gestione privata», con SPID di secondo livello, CIE o CNS; in alternativa dal Contact center o tramite un patronato. I dipendenti pubblici usano il servizio dedicato della gestione pubblica. L'INPS risponde con un provvedimento che indica la decorrenza, l'importo del contributo e gli arretrati da versare.
Il primo passo, però, viene prima della domanda: leggi il tuo estratto conto contributivo e conta le settimane che ti mancano davvero. Capita spesso che i buchi siano meno di quelli temuti, o che un periodo che credevi scoperto sia già coperto da contributi figurativi. Per il conto definitivo e per la scelta fra volontari, riscatto e cumulo verifica con l'INPS o con un patronato: sono valutazioni che dipendono dalla tua posizione assicurativa, e sbagliare un trimestre di versamento costa un trimestre di contributi.
Fai i conti
Domande frequenti
Quanti anni di contributi servono per essere autorizzati ai versamenti volontari?
Bastano 260 settimane di contributi effettivi, cioè 5 anni, collocate in qualunque momento della carriera; in alternativa 156 settimane, cioè 3 anni, nei 5 anni che precedono la domanda. Valgono i contributi obbligatori, quelli arrivati con trasferimento, ricongiunzione o riscatto e solo alcuni figurativi, come la cassa integrazione.
Posso versare i contributi volontari se continuo a lavorare?
Non per i periodi in cui sei assicurato a una gestione obbligatoria: lo vieta l'articolo 6 del d.lgs. 184/1997. L'autorizzazione però resta valida anche durante la nuova occupazione, e ci sono casi in cui i volontari convivono con il lavoro: il part-time orizzontale o verticale, l'aspettativa non retribuita, i congedi per motivi familiari o di studio e il lavoro agricolo con meno di 270 giornate accreditate nell'anno.
Quanto costano i contributi volontari al minimo nel 2026?
Per un ex dipendente l'imponibile settimanale non può scendere sotto 244,74 €, su cui si applica il 33 %: sono poco più di 80 € a settimana, quindi circa 1.050 € per un trimestre di tredici settimane. Chi ha avuto stipendi più alti paga di più, perché la base è la media delle sue ultime 52 settimane di retribuzione imponibile.
Cosa succede se pago un trimestre in ritardo?
Il versamento è nullo e l'INPS lo rimborsa: quel trimestre non viene accreditato e non si recupera. Ogni trimestre va pagato entro la fine del trimestre solare successivo, quindi gennaio-marzo entro il 30 giugno. Se non ce la fai a coprire tre mesi interi puoi usare la funzione «fraziona» del Portale dei pagamenti e versare per un periodo più breve.
I contributi volontari si possono scaricare dalle tasse?
Sì, rientrano tra gli oneri deducibili dal reddito complessivo (articolo 10 del TUIR) e si indicano nel 730 o nel modello Redditi, anche quando sono versati per un familiare fiscalmente a carico. Il risparmio è pari alla tua aliquota marginale IRPEF, quindi il 23 %, il 33 % o il 43 % di quanto versi.
Fonti
- INPS, circolare n. 27 dell'11 marzo 2026 — Contributi volontari anno 2026: lavoratori dipendenti non agricoli, lavoratori autonomi e iscritti alla Gestione separata (11 marzo 2026)
- Decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184, artt. 5, 6 e 7 — requisiti, presupposti di ammissione e misura della contribuzione volontaria (30 aprile 1997)
- INPS, scheda prestazione «Contributi volontari gestione privata» — autorizzazione, decorrenza, scadenze di versamento (3 aprile 2025)


