Pensione e lavoro

Lavorare da pensionato: quando la pensione si riduce

Con la pensione di vecchiaia si lavora senza limiti. Con l'assegno di invalidità la trattenuta arriva al 50 %, con Quota 103 e Ape sociale il lavoro è vietato.

Un banco da falegname di legno consumato in una bottega, scalpelli allineati su una rastrelliera, una tazza di smalto blu fra i trucioli e un grembiule appoggiato a uno sgabello, luce calda da una finestra ad arco

Se hai la pensione di vecchiaia puoi lavorare quanto vuoi: non perdi un euro e non devi dire niente a nessuno. La regola cambia solo per tre categorie — chi ha un assegno o una pensione di invalidità, chi è uscito con Quota 103 o con l'Ape sociale, chi ha una pensione di inabilità — e per la prima di queste c'è una scadenza vicina: la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo del 2025 va presentata entro lunedì 2 novembre 2026.

Chi può lavorare senza perdere niente

L'articolo 72 della legge 388/2000 è la norma che conta, e dice una cosa sola: dal 1° gennaio 2001 le pensioni di vecchiaia e quelle liquidate con almeno 40 anni di contributi «sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente». Vale anche per le pensioni liquidate prima di quella data.

In pratica, oggi la stragrande maggioranza dei pensionati non ha alcun limite. Ci rientra chi è uscito per vecchiaia, a qualunque età e con qualunque anzianità. Ci rientra chi ha preso l'anticipata ordinaria, che nel 2026 chiede 42 anni e 10 mesi di contributi agli uomini e 41 anni e 10 mesi alle donne: ben oltre la soglia dei quarant'anni. Ci rientrano le vecchie pensioni di anzianità e i prepensionamenti, totalmente cumulabili. E ci rientra chi ha una pensione o un assegno di invalidità con decorrenza entro il 31 dicembre 1994, salvaguardato dalla disciplina precedente.

Per tutti costoro non c'è nessuna trattenuta, nessuna autorizzazione, nessuna dichiarazione reddituale da mandare all'INPS. Si può aprire una partita IVA, firmare un contratto a termine, fare consulenza, tornare a tempo pieno: la pensione resta intera. Cambia soltanto il fisco, perché pensione e stipendio si sommano nello stesso reddito imponibile e l'aliquota IRPEF che si applica sull'ultima fetta è quella più alta — un effetto che vale la pena stimare prima di firmare, e che la guida alla tassazione della pensione spiega in dettaglio.

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Quali pensioni si riducono, e di quanto

Il divieto parziale di cumulo sopravvive per le pensioni di invalidità, per gli assegni ordinari di invalidità e per i trattamenti di inabilità della Gestione dipendenti pubblici. Non azzera nulla: colpisce solo la parte di assegno che supera il trattamento minimo, nel 2026 611,85 € al mese. Fino a quella soglia la pensione resta intoccabile, qualunque cosa tu guadagni.

Sopra la soglia le regole sono due, a seconda di come lavori. Con il lavoro dipendente la quota eccedente non è cumulabile nella misura del 50 %, e la trattenuta non può comunque superare il reddito da lavoro percepito (articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 503/1992). Con il lavoro autonomo la quota eccedente è cumulabile al 70 %, e qui c'è un secondo tetto che protegge: la trattenuta non può superare il 30 % dei redditi (articolo 72, comma 2, della legge 388/2000).

Nota. L'articolo 10, comma 2, esclude dalla riduzione tre situazioni che tolgono il problema a molti: chi nell'anno ha avuto un reddito da lavoro non superiore al trattamento minimo di quell'anno, chi è stato assunto a termine per non più di 50 giornate nell'anno solare, e i titolari di pensioni di forme esclusive o sostitutive esentate dall'IRPEF. Il comma 5 aggiunge i lavori socialmente utili, totalmente cumulabili.

Chi ha un assegno ordinario di invalidità deve mettere in conto anche una seconda riduzione, che viene prima e non va confusa con questa: quella dell'articolo 1, comma 42, della legge 335/1995, legata al solo reddito da lavoro del titolare.

Riduzione dell'assegno ordinario di invalidità per i redditi da lavoro del titolare (2026)
Reddito da lavoro annuo del titolareRiduzione dell'assegno
oltre 4 volte il minimo (31.816,20 € annui, fino a 39.770,25 €)−25 %
oltre 5 volte il minimo (39.770,25 € annui)−50 %
Le soglie sono 4 e 5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, cioè 13 volte l'importo mensile in vigore al 1° gennaio. La riduzione riguarda l'assegno di invalidità: la pensione di inabilità, invece, con i redditi da lavoro è incompatibile. Fonte: art. 1, c. 42, l. 335/1995; INPS, circolare n. 153/2025, Allegato 2, Tabella G.

Le due riduzioni si applicano in sequenza, ed è il motivo per cui il conto fatto in casa quasi mai torna con il cedolino. La guida all'assegno ordinario di invalidità entra nel dettaglio dei requisiti e dei rinnovi.

Attenzione. La pensione di inabilità è un'altra cosa ancora: presuppone l'assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, quindi non si riduce — è incompatibile con il lavoro, punto. Chi riprende un'attività deve dirlo all'INPS, non aspettare che se ne accorga.

Chi non può lavorare affatto: Quota 103 e Ape sociale

Qui non si parla di trattenute ma di un divieto vero, e temporaneo. Chi è uscito con Quota 103 non può cumulare la pensione con redditi da lavoro, in Italia e all'estero, dalla decorrenza fino al momento in cui matura il requisito di età della vecchiaia — 67 anni nel 2026. L'unica eccezione è il lavoro autonomo occasionale, entro 5.000 € lordi l'anno. Se superi il limite, l'INPS sospende la pensione per l'anno in cui quei redditi si producono e recupera le rate già pagate.

Per l'Ape sociale il meccanismo è lo stesso — incumulabilità con il lavoro dipendente e autonomo, salvo l'occasionale entro lo stesso limite — ma la conseguenza del superamento è la decadenza dall'indennità e la restituzione delle rate percepite. Attenzione a un equivoco diffuso: i limiti di 8.000 e 4.800 euro che si leggono ancora su molti siti valgono soltanto per chi ha ottenuto la certificazione entro il 2023. Il quadro completo è nella guida all'Ape sociale e in quella su Quota 103 e Opzione donna.

Che cosa devi comunicare all'INPS, e quando

Se la tua pensione è soggetta al divieto parziale, il modo in cui l'INPS viene a sapere quanto guadagni dipende dal tipo di lavoro.

Con il lavoro dipendente non devi fare nulla: è il datore di lavoro a operare la trattenuta e a versarla all'ente previdenziale, sulla base della dichiarazione che gli consegni indicando chi ti paga la pensione.

Con il lavoro autonomo l'onere è tuo. Ogni anno, entro il termine della dichiarazione dei redditi, devi comunicare all'INPS i redditi dell'anno precedente: per i redditi 2025 la scadenza è lunedì 2 novembre 2026. Si fa online dal servizio «RED Precompilato», scegliendo la campagna «Campagna RED 2026 anno reddito richiesto 2025», indicando i redditi al netto dei contributi previdenziali e al lordo delle ritenute fiscali. Nello stesso passaggio si dichiara anche a preventivo il reddito del 2026, che serve all'INPS per calcolare le trattenute provvisorie dell'anno in corso, conguagliate poi nel 2027.

Attenzione. La dichiarazione va presentata anche quando il reddito non è cambiato rispetto all'anno prima, e anche da chi aveva già dichiarato a preventivo lo stesso importo. Chi la omette deve versare all'INPS una somma pari all'importo annuo della pensione percepita nell'anno a cui la dichiarazione si riferisce, trattenuta dalle rate successive: non è una sanzione simbolica.

I contributi versati da pensionato: il supplemento

Chi lavora da pensionato continua a versare contributi, e quei contributi non vanno perduti. Danno diritto a un supplemento di pensione, cioè a un aumento dell'assegno calcolato sulla contribuzione successiva alla decorrenza. Non arriva da solo: bisogna presentare domanda.

I tempi li fissa l'INPS. Di norma il supplemento si può chiedere trascorsi almeno 5 anni dalla decorrenza della pensione o dal supplemento precedente. Una sola volta si può anticipare a 2 anni — il cosiddetto supplemento a termine breve — a condizione di aver raggiunto l'età pensionabile. Per i contributi versati nella Gestione separata il primo supplemento si chiede dopo 2 anni, senza requisito anagrafico, e i successivi dopo 5 anni dal precedente.

Il supplemento decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, se a quella data i requisiti ci sono. La quota maturata dal 2012 in poi si calcola con il sistema contributivo, quindi dipende dai contributi versati e dal coefficiente legato all'età: più tardi lo chiedi, più alto è il coefficiente, ma più a lungo rinunci all'aumento. Chi vuole farsi un'idea di come quel pezzo si forma lo trova spiegato in come si calcola la pensione.

Nota. Se la tua pensione è integrata al trattamento minimo il supplemento può essere assorbito, in tutto o in parte, dall'integrazione: in caso di assorbimento totale l'importo che ricevi non cambia. È un caso frequente fra le pensioni più basse, e conviene verificarlo prima di contare su quell'aumento. In caso di decesso, comunque, i contributi versati dopo il pensionamento vengono considerati automaticamente per la reversibilità, anche se sono già stati usati per un supplemento.

Tre cose da controllare prima di accettare un lavoro

La prima è il tipo di pensione, che si legge sulla lettera di liquidazione o nel fascicolo previdenziale: vecchiaia, anticipata, invalidità, Quota 103, Ape sociale sono mondi diversi e la risposta cambia del tutto. La seconda è il reddito che prevedi di produrre, perché quasi tutte le soglie ragionano su importi annui lordi e un lavoro di tre mesi può far scattare un limite pensato per l'anno intero. La terza è il calendario: se la tua pensione è soggetta al divieto parziale, la dichiarazione reddituale non è un adempimento facoltativo.

Il resto è aritmetica, e la fa l'INPS. Prima di firmare un contratto o aprire una partita IVA, verifica la tua posizione con l'INPS o con un patronato: cinque minuti allo sportello costano meno di un anno di pensione da restituire.

Fai i conti

Domande frequenti

Posso lavorare se ricevo la pensione di vecchiaia?

Sì, senza alcun limite e senza chiedere permessi. Dal 1° gennaio 2001 l'articolo 72 della legge 388/2000 rende le pensioni di vecchiaia interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente, qualunque sia l'anzianità contributiva con cui sono state liquidate. Non c'è nessuna trattenuta e non devi presentare la dichiarazione reddituale all'INPS. La stessa regola vale per le pensioni liquidate con almeno 40 anni di contributi, quindi anche per l'anticipata ordinaria, che nel 2026 ne richiede 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Quanto mi trattengono se lavoro e ho un assegno di invalidità?

Dipende da quanto guadagni e dal tipo di lavoro, e le riduzioni sono due, distinte. La prima è quella dell'articolo 1, comma 42, della legge 335/1995: l'assegno si riduce del 25 % se il reddito da lavoro supera quattro volte il trattamento minimo annuo e del 50 % oltre cinque volte. La seconda è il divieto parziale di cumulo: la parte di assegno che supera il trattamento minimo è cumulabile al 70 % con i redditi da lavoro autonomo, con una trattenuta che non può superare il 30 % di quei redditi, e al 50 % con i redditi da lavoro dipendente. Chi nell'anno ha guadagnato non più del trattamento minimo annuo non subisce nulla.

Con Quota 103 posso accettare qualche lavoretto?

Solo lavoro autonomo occasionale, e solo entro 5.000 € lordi l'anno. Fino a quando non maturi il requisito di età della pensione di vecchiaia, 67 anni nel 2026, la pensione di Quota 103 non è cumulabile con i redditi da lavoro, in Italia e all'estero. Se superi il limite l'INPS sospende l'erogazione per l'anno in cui quei redditi si producono e recupera le rate già pagate. Per l'Ape sociale la regola è la stessa, con una conseguenza più dura: la decadenza dall'indennità.

I contributi che verso da pensionato servono a qualcosa?

Sì, danno diritto a un supplemento di pensione, che però non è automatico: va chiesto con una domanda. Di regola si può presentare dopo 5 anni dalla decorrenza della pensione o dal supplemento precedente; una sola volta si può anticipare a 2 anni, purché sia stata raggiunta l'età pensionabile. Per i contributi della Gestione separata il primo supplemento si chiede dopo 2 anni, senza requisito di età. Il supplemento decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda.

Devo comunicare all'INPS che ho ripreso a lavorare?

Se la tua pensione è soggetta al divieto parziale di cumulo, sì. Per il lavoro dipendente è il datore di lavoro a operare la trattenuta e a versarla; per il lavoro autonomo sei tu a dover dichiarare i redditi all'INPS entro il termine della dichiarazione dei redditi, quest'anno lunedì 2 novembre 2026 per i redditi 2025. Chi omette la dichiarazione deve versare all'INPS una somma pari all'importo annuo della pensione percepita in quell'anno: la prevede l'articolo 10, comma 8-bis, del decreto legislativo 503/1992.

Fonti

  1. Legge 23 dicembre 2000, n. 388, art. 72 — cumulo tra pensione e reddito da lavoro: pensioni di vecchiaia e con almeno 40 anni di contributi interamente cumulabili; quote eccedenti il minimo cumulabili al 70 % con il lavoro autonomo, trattenuta massima del 30 % dei redditi (23 dicembre 2000)
  2. Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, art. 10 — cumulo tra pensioni e redditi da lavoro: riduzione del 50 %, esclusioni (contratti a termine fino a cinquanta giornate, redditi entro il trattamento minimo, lavori socialmente utili), obbligo di dichiarazione e sanzione del comma 8-bis (30 dicembre 1992)
  3. INPS, messaggio n. 3281 del 15 ottobre 2026 — cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo: dichiarazione reddituale dei redditi 2025 entro il 2 novembre 2026 (15 ottobre 2026)
  4. INPS, scheda prestazione «Supplemento di pensione per pensionati che continuano a contribuire» — termini di cinque e due anni, Gestione separata, decorrenza dal mese successivo alla domanda (29 ottobre 2026)
  5. INPS, circolare n. 153 del 2025, Allegato 2, Tabella G — riduzione dell'assegno ordinario di invalidità per i redditi da lavoro del titolare (art. 1, c. 42, l. 335/1995) (1° dicembre 2025)