Invalidità e inabilità INPS
Assegno ordinario di invalidità 2026: requisiti, quanto spetta
Chi ha diritto all'assegno ordinario di invalidità INPS: capacità ridotta a meno di un terzo, 260 contributi settimanali, durata triennale e taglio se lavori.

L'assegno ordinario di invalidità è quello che l'INPS paga a chi ha lavorato e si ritrova con la capacità di lavoro ridotta a meno di un terzo. Per ottenerlo servono 260 contributi settimanali, cioè 5 anni di assicurazione e contribuzione, di cui 156 nei cinque anni che precedono la domanda. Dura 3 anni, si rinnova, e non obbliga a smettere di lavorare: chi continua lo riceve ridotto.
Invalidità INPS e invalidità civile: perché non sono la stessa cosa
Allo sportello è l'equivoco più comune, e conviene scioglierlo subito perché cambia tutto: la domanda, la visita, l'importo.
L'assegno ordinario di invalidità è una prestazione previdenziale. Si regge sui contributi che hai versato e lo decide la legge 222 del 1984. Senza contributi non esiste, per quanto grave sia la malattia.
L'invalidità civile è invece assistenziale: nasce dalla legge 118 del 1971, non chiede nessun contributo, si misura in percentuale di invalidità e guarda al reddito. Sono due procedimenti separati, con due commissioni mediche e due criteri di giudizio: la stessa persona può essere invalida civile al 75 % e non avere diritto all'assegno INPS, o il contrario. Percentuali, importi e limiti di reddito dell'altro percorso sono nella guida all'invalidità civile 2026.
Si possono ottenere entrambi i riconoscimenti, ma non sommare qualunque importo: l'assegno ordinario di invalidità non è cumulabile con l'assegno mensile di assistenza riconosciuto agli invalidi civili parziali. In quel caso si sceglie la prestazione più favorevole.
Chi ha diritto all'assegno: la salute e i contributi
I requisiti sono due e devono esserci tutti e due.
Il requisito sanitario: per effetto di infermità o difetto fisico o mentale la capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle tue attitudini, deve essere ridotta in modo permanente a meno di un terzo. Non si guarda a una percentuale secca come nell'invalidità civile, ma a che cosa riesci ancora a fare nel tuo tipo di lavoro. Lo accerta il medico legale dell'INPS sulla base del certificato introduttivo che compila il tuo medico, il modello SS3.
Il requisito contributivo: 260 contributi settimanali, cioè 5 anni di assicurazione e contribuzione, di cui almeno 156 (3 anni) versati o accreditati nei cinque anni che precedono la data della domanda. È il requisito su cui si perdono più pratiche: cinque anni di contributi sparsi nella vita non bastano se negli ultimi cinque anni non ce ne sono tre. Prima di presentare la domanda vale la pena leggere l'estratto conto contributivo e contare le settimane.
L'assegno riguarda i lavoratori dipendenti iscritti all'assicurazione generale obbligatoria, gli autonomi — artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri — e gli iscritti alla Gestione separata. Contano anche i contributi versati nei Paesi dell'Unione europea e in quelli convenzionati con l'Italia: in quel caso il diritto si accerta con la totalizzazione internazionale e l'importo si calcola in pro rata, in proporzione ai contributi italiani.
Nota. Non è richiesta la cessazione dell'attività lavorativa. Puoi presentare la domanda mentre lavori e continuare a lavorare dopo.
Quanto spetta e da quando
L'importo non è una cifra fissa uguale per tutti: si calcola come una pensione, sui contributi che hai davvero versato. Si applica il sistema misto, una quota retributiva e una contributiva, oppure il solo sistema contributivo se hai cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995. Chi ha una carriera breve o discontinua, quindi, prende poco: è il motivo per cui l'integrazione al minimo, di cui parliamo più avanti, pesa tanto.
L'assegno decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, se tutti i requisiti sanitari e amministrativi risultano soddisfatti. È un reddito da pensione e come tale va in dichiarazione: le aliquote e le detrazioni sono spiegate nella guida alla pensione netta 2026.
Posso continuare a lavorare?
Sì, e qui sta la differenza principale con la pensione di inabilità. Lavorare non fa perdere l'assegno, ma lo riduce quando il reddito da lavoro supera certe soglie, fissate dall'articolo 1, comma 42, della legge 335/1995 in quattro e cinque volte il trattamento minimo annuo.
| Reddito da lavoro annuo del titolare | Riduzione dell'assegno | |||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| oltre 4 volte il minimo (31.816,20 € annui, fino a 39.770,25 €) | −25 % | |||||||
| oltre 5 volte il minimo (39.770,25 € annui) | −50 % | |||||||
| Le soglie sono 4 e 5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, cioè 13 volte l'importo mensile in vigore al 1° gennaio. La riduzione riguarda l'assegno di invalidità: la pensione di inabilità, invece, con i redditi da lavoro è incompatibile. Fonte: art. 1, c. 42, l. 335/1995; INPS, circolare n. 153/2025, Allegato 2, Tabella G. | ||||||||
Esempio. Assegno di 520 € al mese e un reddito da lavoro dipendente di 34.000 € l'anno: si supera la prima soglia di 31.816,20 € ma non la seconda, quindi l'assegno viene pagato al 75 %, cioè 390 € al mese. Sotto 31.816,20 € di reddito da lavoro non si applica nessuna riduzione.
La riduzione colpisce l'assegno, non il reddito da lavoro, e si calcola ogni anno sui redditi effettivi. Per questo l'INPS chiede periodicamente la dichiarazione reddituale a chi riceve prestazioni legate al reddito: se non arriva, il pagamento viene sospeso e poi recuperato.
Attenzione. Contano solo i redditi da lavoro dipendente, autonomo o d'impresa: pensioni, affitti e rendite non fanno scattare questa riduzione. E il taglio non può portare l'assegno sotto l'importo che spetterebbe con un reddito pari al limite massimo della fascia precedente, una garanzia scritta nella norma stessa perché un euro di reddito in più non costi molto di più.
Quando l'assegno viene integrato al minimo
Se l'importo calcolato resta sotto il trattamento minimo, l'INPS può integrarlo. Per gli assegni di invalidità, però, i limiti di reddito sono diversi da quelli delle altre pensioni: l'articolo 1 della legge 222/1984 li aggancia all'importo dell'assegno sociale, non al trattamento minimo.
Nel 2026 l'integrazione non spetta se il reddito annuo supera 14.202,24 € per chi è solo — 2 volte l'importo annuo dell'assegno sociale — e 21.303,36 € per chi è coniugato, pari a 3 volte. Nel 2025 le stesse soglie erano 14.005,94 € e 21.008,91 €. Il reddito della casa in cui abiti non entra nel conteggio.
A queste soglie si aggiungono i limiti ordinari dell'integrazione al minimo, che valgono per tutte le pensioni e sono descritti nella guida alla pensione minima 2026.
Nota. Fino al 2025 gli assegni liquidati interamente con il sistema contributivo restavano fuori dall'integrazione, come tutte le pensioni contributive pure. La sentenza n. 94 del 2025 della Corte costituzionale ha rimosso quell'esclusione per il solo assegno ordinario di invalidità. Se ricevi un assegno contributivo di importo basso e non hai visto cambiare nulla, chiedi a un patronato di verificare la posizione.
Dopo tre anni che succede
L'assegno ha validità di 3 anni. Alla scadenza va rinnovato su richiesta: la domanda di conferma si presenta nei 6 mesi precedenti la scadenza, e in quel caso il pagamento prosegue senza interruzioni, oppure entro 120 giorni dalla scadenza, con il rischio di un buco nei versamenti.
Dopo 3 riconoscimenti consecutivi l'assegno è confermato in via definitiva. «Definitivo» non vuol dire intoccabile: l'INPS conserva la facoltà di disporre una revisione sanitaria.
Al compimento dell'età per la pensione di vecchiaia, e in presenza di tutti i requisiti, l'assegno si trasforma d'ufficio in pensione di vecchiaia: non serve una nuova domanda. I requisiti per il 2026, 2027 e 2028 sono quelli ordinari.
Attenzione. L'assegno ordinario di invalidità non è reversibile ai superstiti. Se il titolare muore, i familiari possono avere la pensione indiretta, che però chiede i requisiti contributivi dell'assicurato: le regole sono nella guida alla pensione di reversibilità.
Assegno di invalidità o pensione di inabilità?
Sono due prestazioni della stessa legge, ma rispondono a situazioni molto diverse. La pensione di inabilità spetta quando viene accertata l'assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, non solo la tua.
| Assegno ordinario di invalidità | Pensione di inabilità | |
|---|---|---|
| Condizione di salute | capacità di lavoro ridotta a meno di un terzo | impossibilità assoluta e permanente di svolgere qualsiasi lavoro |
| Contributi | 260 settimane, di cui 156 nei cinque anni precedenti | 260 settimane, di cui 156 nei cinque anni precedenti |
| Si può lavorare | sì, con assegno ridotto | no, è incompatibile |
| Durata | 3 anni, rinnovabili | senza scadenza, salvo revisione |
| Importo | sui contributi versati | contributi aumentati fino ai 60 anni di età, al massimo 2.080 settimane (40 anni) |
Chi chiede la pensione di inabilità deve cessare ogni attività lavorativa, cancellarsi dagli elenchi anagrafici degli operai agricoli, dagli elenchi di categoria degli autonomi e dagli albi professionali, e rinunciare alla NASpI e a ogni altro trattamento che sostituisce la retribuzione.
In cambio il calcolo è più generoso: l'anzianità contributiva viene aumentata delle settimane che mancano fino ai 60 anni di età, per uomini e donne, entro il limite di 2.080 contributi settimanali complessivi.
Chi non riesce a camminare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore, o non è in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, può chiedere in più l'assegno per l'assistenza personale e continuativa: 672,72 € al mese dal 1° luglio 2025. Non spetta in caso di ricovero in istituti di cura o di assistenza a carico della pubblica amministrazione, non è compatibile con l'analogo assegno INAIL e non è reversibile ai superstiti.
Come si presenta la domanda
Il percorso è sempre lo stesso. Prima il medico curante compila e trasmette il certificato introduttivo SS3 e ti consegna il numero di protocollo. Poi si presenta la domanda all'INPS, online con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un patronato o il contact center, indicando quel numero. L'INPS fissa la visita presso la commissione medica.
Vale la pena arrivare alla visita con la documentazione sanitaria completa e ordinata: cartelle cliniche, referti, terapie in corso. La valutazione si fa su quella e sulla visita, non sul racconto.
Le cifre di questa pagina valgono per il 2026 e vengono dalla circolare INPS di rinnovo delle pensioni. I casi con contributi esteri, più gestioni previdenziali, infortuni sul lavoro o malattie professionali seguono regole ulteriori: per il conteggio sulla tua posizione, verifica con l'INPS o con un patronato.
Fai i conti
Domande frequenti
L'assegno di invalidità è la stessa cosa dell'invalidità civile?
No, e la confusione è frequente. L'assegno ordinario di invalidità è una prestazione previdenziale: si basa sui contributi versati e richiede 260 settimane di contribuzione. L'invalidità civile è assistenziale, non chiede contributi e si misura in percentuale di invalidità. Sono due procedimenti separati, con due visite mediche diverse, e si possono anche avere entrambi i riconoscimenti; l'assegno ordinario di invalidità non è però cumulabile con l'assegno mensile di assistenza agli invalidi civili.
Posso lavorare se ho l'assegno di invalidità?
Sì. La legge non chiede di cessare l'attività e l'INPS continua a pagare l'assegno, ma in misura ridotta. Nel 2026 la riduzione è del 25 % se i redditi da lavoro superano 31.816,20 € l'anno, pari a quattro volte il trattamento minimo, e del 50 % oltre 39.770,25 €, cioè cinque volte il minimo. La pensione di inabilità, invece, con il lavoro è incompatibile.
Quanto dura l'assegno ordinario di invalidità?
3 anni. Il rinnovo si chiede nei 6 mesi che precedono la scadenza, così il pagamento non si interrompe, oppure entro 120 giorni dalla scadenza. Dopo 3 riconoscimenti consecutivi l'assegno è confermato automaticamente, ferma restando la facoltà dell'INPS di disporre una revisione.
Cosa succede all'assegno quando arrivo all'età della pensione?
Si trasforma d'ufficio in pensione di vecchiaia al compimento dell'età pensionabile, se sono presenti tutti i requisiti: non devi presentare una nuova domanda. Gli anni in cui hai percepito l'assegno non sono però coperti da contribuzione figurativa, quindi l'importo della pensione dipende dai contributi che hai effettivamente versato.
L'assegno di invalidità va ai superstiti?
No, l'assegno ordinario di invalidità non è reversibile. Alla morte del titolare i familiari non ricevono una reversibilità ma possono avere la pensione indiretta, che richiede i requisiti contributivi dell'assicurato: 780 contributi settimanali, oppure 260 di cui 156 nei cinque anni precedenti il decesso.
Fonti
- Legge 12 giugno 1984, n. 222 — revisione della disciplina dell'invalidità pensionabile: assegno ordinario di invalidità (art. 1), pensione di inabilità (art. 2), requisiti contributivi (art. 4), assegno per l'assistenza personale e continuativa (art. 5), revisione (art. 9) (12 giugno 1984)
- INPS, scheda prestazione «Assegno ordinario di invalidità per persone con capacità lavorativa ridotta» — requisiti, decorrenza, durata triennale, rinnovo e trasformazione in pensione di vecchiaia (17 ottobre 2026)
- INPS, scheda prestazione «Pensione di inabilità» — requisiti sanitari e amministrativi, maggiorazione dell'anzianità contributiva, assegno per l'assistenza personale e continuativa (17 ottobre 2026)
- INPS, circolare n. 153 del 19 dicembre 2025 — rinnovo delle pensioni 2026; Allegato 2, Tabella E (limiti di reddito che escludono l'integrazione degli assegni di invalidità e assegno per l'assistenza personale e continuativa) e Tabella G (cumulo degli assegni di invalidità con i redditi del beneficiario) (19 dicembre 2025)
- Corte costituzionale, sentenza 11 giugno – 3 luglio 2025, n. 94 (GU 1ª s.s. 9 luglio 2025, n. 28) — l'assegno ordinario d'invalidità liquidato interamente con il sistema contributivo è escluso dal divieto di integrazione al minimo (3 luglio 2025)


