Indennità ponte fino alla vecchiaia

Ape sociale 2026: requisiti, importo e scadenze delle domande

Ape sociale 2026: 63 anni e 5 mesi, 30 o 36 anni di contributi, massimo 1.500 € al mese. Ultima finestra per la domanda il 30 novembre 2026, poi la misura scade.

Un ponte di pietra attraversa un fiume calmo al mattino, con la nebbia che si alza dall'acqua

L'Ape sociale nel 2026 spetta a chi ha 63 anni e 5 mesi di età, almeno 30 anni di contributi (36 anni per i lavori gravosi) e una condizione di tutela: disoccupazione, assistenza a un familiare disabile, invalidità o lavoro gravoso. L'importo arriva fino a 1.500 € al mese e accompagna fino alla pensione di vecchiaia. L'ultima finestra per la domanda è il 30 novembre 2026.

Cos'è l'Ape sociale e perché non è una pensione

L'Ape sociale è un'indennità pagata dallo Stato, non dai tuoi contributi, che copre gli anni tra l'uscita dal lavoro e l'età della pensione di vecchiaia. È nata con la legge 232/2016 come misura sperimentale ed è stata prorogata anno dopo anno; la legge 199/2025 l'ha confermata fino al 31 dicembre 2026.

Non essendo una pensione, non segue le regole delle pensioni: non ha la tredicesima, non si rivaluta con l'inflazione, non passa ai superstiti, non dà diritto all'integrazione al minimo. Quando arrivi all'età di vecchiaia (67 anni nel 2026, 67 anni e 1 mese nel 2027, 67 anni e 3 mesi nel 2028) l'indennità si ferma e devi presentare domanda di pensione, che non parte da sola.

I requisiti 2026: età, contributi e le quattro condizioni

L'età minima è 63 anni e 5 mesi, fissata direttamente dalla legge: non segue l'adeguamento alla speranza di vita che dal 2027 sposta gli altri requisiti. I contributi richiesti sono 30 anni, che diventano 36 anni per chi accede come addetto a un lavoro gravoso. Contano tutti i contributi, anche figurativi, e si possono cumulare quelli di gestioni diverse.

Poi serve una delle quattro condizioni di tutela.

Disoccupati. Chi ha perso il lavoro per licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale, oppure per scadenza di un contratto a termine dopo un periodo minimo di lavoro, e ha terminato di percepire la NASpI o l'indennità equivalente.

Caregiver. Chi assiste, al momento della domanda e da almeno 0 anni e 6 mesi, il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità. La legge ammette anche un parente o un affine di secondo grado convivente, ma solo se i genitori o il coniuge della persona disabile hanno compiuto settanta anni, oppure sono anch'essi affetti da patologie invalidanti, deceduti o mancanti.

Invalidi. Chi ha una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74 %, accertata dalle commissioni per il riconoscimento dell'invalidità civile. Serve il verbale: non basta l'assegno ordinario di invalidità dell'INPS, che misura un'altra cosa.

Lavori gravosi. Chi svolge una delle attività elencate dalla norma da almeno 7 anni negli ultimi dieci, oppure da almeno 6 anni negli ultimi sette: operai edili, infermieri turnisti, conducenti di mezzi pesanti, operai agricoli, addetti alle pulizie, facchini, maestre d'asilo, personale non qualificato dei servizi e le altre categorie dell'elenco ufficiale. Per loro il requisito contributivo è 36 anni.

Nota. Tre categorie di gravosi hanno un requisito contributivo più basso, 32 anni invece di 36: operai edili come indicati nel CCNL per i dipendenti delle imprese edili ed affini, ceramisti (classificazione Istat 6.3.2.1.2) e conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta (classificazione Istat 7.1.3.3). Lo prevede la legge di bilancio 2022 e vale ancora oggi. Se hai lavorato in edilizia o nella ceramica e ti fermi fra i 32 e i 36 anni di contributi, non dare per perso il canale: è il caso in cui vale più che mai farsi controllare la posizione da un patronato.

Attenzione. Le condizioni vanno provate con documenti: lettera di licenziamento e fine NASpI, verbale di handicap grave e stato di famiglia, verbale di invalidità, attestazioni dei datori di lavoro per i gravosi. Raccoglili prima della scadenza, perché l'INPS non aspetta.

Lo sconto per le madri

Le lavoratrici riducono il requisito contributivo di 1 anno per ogni figlio, fino a un massimo di 2 anni. Lo sconto si applica a tutti i requisiti contributivi delle quattro condizioni: ai 30 anni ordinari, ai 36 anni dei gravosi e ai 32 anni di edili e ceramisti, e vale per figli naturali e adottivi.

Esempio. Una lavoratrice con due figli e 28 anni di contributi raggiunge il requisito dei 30 anni grazie allo sconto di 2 anni. Con un solo figlio le servirebbero 29 anni effettivi.

Quanto si prende: l'importo e cosa manca

L'indennità è pari alla pensione mensile che risulta maturata al momento della domanda, con un tetto di 1.500 € lordi al mese. Se la tua pensione calcolata è più bassa, prendi quella; se è più alta, prendi il tetto. L'importo resta fermo per tutta la durata: niente rivalutazione annuale, niente tredicesima.

Durante l'Ape non si accreditano contributi. La pensione di vecchiaia che prenderai dopo sarà quindi calcolata sui contributi versati fino all'uscita dal lavoro, non su quelli degli anni di Ape. È il costo nascosto della misura: lo rende conveniente per chi non ha alternative, meno per chi potrebbe restare al lavoro.

Per sapere quanto vale la tua pensione maturata oggi, l'estratto conto e la simulazione sul sito INPS sono il punto di partenza; l'INPS comunica l'importo esatto con l'accoglimento della domanda.

Incompatibilità: lavoro, altre pensioni, NASpI

L'Ape sociale è incompatibile con qualsiasi pensione diretta, in Italia o all'estero, e con la NASpI o altre indennità di disoccupazione. Con il lavoro la regola è più severa di quanto si legge spesso: per chi ottiene la certificazione dal 2024 in poi, quindi per tutti quelli che fanno domanda oggi, l'indennità non è cumulabile né con il lavoro dipendente né con il lavoro autonomo. L'unica eccezione è il lavoro autonomo occasionale, ammesso fino a 5.000 € lordi all'anno. Superare quel limite, o riprendere un lavoro dipendente anche per poco, comporta la decadenza dall'indennità e il recupero delle rate già pagate.

Attenzione. I limiti di 8.000 € per il lavoro dipendente e 4.800 € per il lavoro autonomo, che circolano ancora su molti siti, valgono solo per chi ha ottenuto la certificazione entro il 2023 e sta ancora ricevendo l'Ape. Chi presenta domanda nel 2026 ricade nel regime di incumulabilità. Se hai un reddito da lavoro in corso, chiarisci la tua posizione con l'INPS o con un patronato prima di inviare la domanda.

Nota. La pensione ai superstiti (reversibilità) non è una pensione diretta: chi la percepisce può chiedere l'Ape sociale. Per le prestazioni di invalidità civile chiedi conferma all'INPS prima di presentare la domanda.

Le scadenze 2026 e cosa succede dopo il 31 dicembre

Le domande di riconoscimento delle condizioni seguono tre finestre: entro il 31 marzo 2026, entro il 15 luglio 2026 ed entro il 30 novembre 2026. Puoi presentare la domanda anche se i requisiti li completi più avanti nell'anno, purché entro il 31 dicembre 2026. Dopo le finestre l'INPS confronta le domande certificate con le risorse stanziate: se non bastano, non respinge le domande ma rinvia la decorrenza dell'indennità, mettendo in fila le persone per data di raggiungimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia e, a parita di requisito, data di presentazione della domanda di riconoscimento. Nessuna norma fissa un termine entro cui l'INPS deve rispondere, quindi conviene presentare la domanda appena hai i documenti e non all'ultimo giorno utile.

Scadenza. Il 30 novembre 2026 è l'ultima finestra del 2026. Le domande successive sono prese in considerazione solo se avanzano risorse dopo il monitoraggio: non contarci.

Dopo il 31 dicembre 2026 la misura scade. Chi sta già ricevendo l'Ape continua fino all'età di vecchiaia. Chi matura i requisiti nel 2027 oggi non ha un canale, a meno che la legge di bilancio 2027 non la proroghi: è una delle ipotesi circolate, ma nessun testo è stato approvato. In passato l'INPS ha ammesso la domanda di prestazione anche nell'anno successivo per chi aveva già ottenuto il riconoscimento con requisiti maturati nell'anno di validità: se sei in questa situazione, fallo verificare da un patronato senza aspettare.

Come fare domanda: le due fasi

La procedura ha due passaggi distinti, entrambi online sul sito INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronato.

Prima fase: domanda di riconoscimento delle condizioni. Dichiari in quale categoria rientri e alleghi i documenti. Va presentata entro una delle tre scadenze. L'INPS risponde con una certificazione che attesta il diritto, oppure con un rigetto motivato.

Seconda fase: domanda di prestazione. Una volta ottenuto il riconoscimento, e quando hai tutti i requisiti di età e contributi, presenti la domanda di Ape sociale vera e propria. L'indennità decorre dal primo giorno del mese successivo alla domanda, non da quando hai maturato i requisiti: ogni mese di ritardo nella seconda domanda è un mese di indennità perso.

Attenzione. Il riconoscimento non fa partire nulla da solo. Molte persone si fermano alla certificazione e scoprono mesi dopo di non aver mai chiesto la prestazione. Appena hai la certificazione e i requisiti, invia la seconda domanda.

Ape sociale o un'altra uscita?

Prima di chiedere l'Ape, controlla se hai un canale migliore. Chi ha una carriera lunga può arrivare alla pensione anticipata ordinaria con 42 anni e 10 mesi di contributi (uomini) o 41 anni e 10 mesi (donne), che è una pensione piena, rivalutata e con la tredicesima. Chi ha iniziato a lavorare da giovanissimo e si trova nelle stesse condizioni di tutela può usare il canale dei precoci con 41 anni di contributi. Chi è a pochi mesi dai 67 anni valuti se la vecchiaia, con i contributi in più, non renda di più nel lungo periodo.

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Tutti i canali, con i requisiti del 2026, 2027 e 2028, sono nella guida ai requisiti di pensione anno per anno. Per ogni scelta, prima di lasciare il lavoro, fai verificare la posizione all'INPS o a un patronato.

Fai i conti

Domande frequenti

Chi ha diritto all'Ape sociale nel 2026?

Chi ha almeno 63 anni e 5 mesi di età, 30 anni di contributi (36 anni per chi svolge un lavoro gravoso, ridotti a 32 anni per operai edili, ceramisti e conduttori di impianti per la ceramica) e si trova in una di queste situazioni: ha perso il lavoro e ha terminato la NASpI, assiste da tempo un familiare convivente con disabilità grave, ha un'invalidità riconosciuta sopra la soglia di legge, oppure svolge da anni una delle attività gravose elencate dalla legge. Non deve essere titolare di una pensione diretta.

Quanto si prende con l'Ape sociale?

Un importo pari alla pensione che hai maturato al momento della domanda, fino a un massimo di 1.500 € lordi al mese. Si paga ogni mese, senza tredicesima, e non viene rivalutato con l'inflazione. All'età di vecchiaia (67 anni e 1 mese nel 2027) l'Ape si ferma e devi presentare domanda di pensione.

Posso lavorare mentre prendo l'Ape sociale?

Quasi no. Per chi ottiene la certificazione dal 2024 in poi, e quindi per chi fa domanda nel 2026, l'Ape sociale non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente né con quelli da lavoro autonomo. L'unica eccezione è il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 € lordi all'anno: oltre quella soglia si decade e l'INPS recupera le rate percepite. I vecchi limiti di 8.000 € e 4.800 € riguardano solo le certificazioni fino al 2023. L'Ape è inoltre incompatibile con qualsiasi pensione diretta e con la NASpI.

Cosa succede se presento la domanda dopo il 30 novembre 2026?

Le domande arrivate dopo il 30 novembre 2026 vengono prese in considerazione solo se, dopo il monitoraggio, restano risorse disponibili. Con la misura in scadenza il 31 dicembre 2026, la finestra di novembre è in pratica l'ultima occasione per chi matura i requisiti nel 2026.

L'Ape sociale finisce il 31 dicembre 2026 anche per chi la sta già prendendo?

No. Chi ha già l'indennità continua a riceverla fino all'età di vecchiaia. La scadenza del 31 dicembre 2026 riguarda le nuove maturazioni: chi raggiunge i requisiti dal 2027 non potrà accedere, salvo una proroga nella legge di bilancio 2027, che oggi è solo un'ipotesi.

Fonti

  1. INPS, circolare n. 19 del 25 febbraio 2026 — novità pensionistiche della legge di bilancio 2026 (Ape sociale, Quota 103, Opzione donna) (25 febbraio 2026)
  2. Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026) (30 dicembre 2025)
  3. Legge 11 dicembre 2016, n. 232, art. 1, commi 179-186 e 179-bis — Ape sociale (testo vigente) (11 dicembre 2016)
  4. Legge 30 dicembre 2021, n. 234, art. 1, comma 92 — requisito contributivo di 32 anni per operai edili, ceramisti e conduttori di impianti per la ceramica (30 dicembre 2021)
  5. D.P.C.M. 23 maggio 2017, n. 88 — regolamento di attuazione dell'Ape sociale: domanda, documentazione e monitoraggio (23 maggio 2017)
  6. INPS, messaggio n. 128 del 14 gennaio 2026 — proroga al 31 dicembre 2026 e riapertura delle domande di riconoscimento (14 gennaio 2026)
  7. INPS, circolare n. 35 del 20 febbraio 2024 — incumulabilità dell'Ape sociale con i redditi da lavoro (art. 1, c. 137, legge 213/2023) (20 febbraio 2024)