Misure chiuse, diritti cristallizzati

Quota 103 e Opzione donna nel 2026: chi può ancora fare domanda

Quota 103 e Opzione donna non sono prorogate: può ancora uscire chi aveva 62 anni e 41 di contributi entro il 2025 o i requisiti di Opzione donna entro il 2024.

Una porta di legno socchiusa in fondo a un corridoio luminoso, con la luce che filtra dalla fessura

Quota 103 e Opzione donna non sono state prorogate per il 2026. Restano in vita solo per chi aveva già i requisiti: 62 anni di età e 41 anni di contributi entro il 31 dicembre 2025 per Quota 103; 35 anni di contributi, l'età e una condizione di tutela entro il 31 dicembre 2024 per Opzione donna. Chi è in queste situazioni può fare domanda anche adesso; chi non c'è arrivato deve guardare altrove.

Cosa ha deciso la legge di bilancio 2026

La legge 199/2025 ha scelto di non rinnovare le due uscite flessibili. Non le ha abrogate: ha semplicemente lasciato scadere la possibilità di maturare nuovi diritti. L'INPS lo ha confermato con la circolare n. 19 del 25 febbraio 2026, che spiega anche come trattare le domande di chi aveva già i requisiti.

Il principio che salva questi lavoratori si chiama cristallizzazione: chi ha raggiunto i requisiti di una misura mentre era in vigore conserva il diritto a usarla, anche se la misura poi scompare. Non c'è un termine per presentare la domanda. Vale però una regola precisa: tutti i requisiti devono essere maturati entro la data di chiusura, non uno sì e uno no.

Quota 103: chi ha il diritto cristallizzato

Serve aver avuto, entro il 31 dicembre 2025, sia 62 anni di età sia 41 anni di contributi. Chi ha compiuto l'età nel 2025 ma ha completato i contributi a gennaio 2026 è fuori, e viceversa. I contributi sono quelli di qualsiasi tipo, anche figurativi, e si possono sommare tra le gestioni INPS con il cumulo; non si possono usare quelli delle casse professionali.

Chi ha il diritto può chiedere la pensione in qualunque momento, anche nel 2027 o dopo. In pratica, però, chi aspetta rischia di non guadagnarci: a 42 anni e 10 mesi di contributi (uomini) o 41 anni e 10 mesi (donne) si apre l'anticipata ordinaria, che non ha né il ricalcolo contributivo né il tetto all'assegno. Chi aveva già i 41 anni nel 2025 arriva al requisito ordinario in meno di due anni.

Le regole di Quota 103 che restano appiccicate al diritto

Chi esce con Quota 103 maturata nel 2024 o nel 2025 porta con sé le regole di quegli anni, anche se la domanda arriva nel 2026.

Calcolo interamente contributivo. Tutta la carriera, compresi gli anni prima del 1996, viene calcolata con il sistema contributivo: montante per coefficiente dell'età di uscita. Per chi ha molti anni retributivi la differenza rispetto al calcolo misto è sensibile, e l'INPS la fa pesare per sempre, non solo fino alla vecchiaia.

Tetto all'assegno. Fino all'età di vecchiaia la pensione non può superare 4 volte il trattamento minimo INPS. Al compimento dei 67 anni (o dell'età di vecchiaia in vigore in quell'anno) l'assegno torna pieno.

Finestre lunghe. La decorrenza arriva dopo 7 mesi per i dipendenti privati e gli autonomi, e dopo 9 mesi per i dipendenti pubblici. Nella scuola si parte con l'anno scolastico successivo.

Divieto di cumulo con il lavoro. Fino all'età di vecchiaia la pensione di Quota 103 non si somma a redditi da lavoro dipendente o autonomo, con la sola eccezione del lavoro autonomo occasionale entro 5.000 € lordi all'anno. Oltre quella soglia, o con qualsiasi altro reddito da lavoro, l'INPS sospende la pensione per l'anno in cui i redditi si producono e recupera le rate già pagate.

Esempio. Con il trattamento minimo 2026 di 611,85 € al mese, il tetto di Quota 103 è 4 × 611,85 = 2.447,40 € lordi al mese fino ai 67 anni. Una pensione contributiva calcolata in 2.700 € viene pagata 2.447,40 € per circa cinque anni, poi per intero.

Attenzione. Chi aveva i requisiti già nel 2023, con la prima versione di Quota 103, conserva le regole di quell'anno, più favorevoli su tre punti. Il calcolo era quello ordinario, senza il ricalcolo contributivo di tutta la carriera, che è arrivato con la legge di bilancio 2024. La finestra era di 3 mesi per i dipendenti privati e gli autonomi e di 6 per i dipendenti pubblici (contro 7 e 9), e il tetto all'importo mensile era di 5 volte il trattamento minimo invece di 4. Età e contributi erano gli stessi: 62 anni di età e 41 anni di contributi, da maturare entro il 31 dicembre 2023. L'INPS applica la versione in vigore quando hai maturato il diritto: chiedi quale ti riguarda prima di fare domanda.

Opzione donna: chi può ancora usarla

Opzione donna è chiusa da più tempo: la legge 199/2025 ha confermato che non si maturano nuovi diritti dopo il 31 dicembre 2024. Le lavoratrici che entro quella data avevano 35 anni di contributi, l'età richiesta (61 anni, ridotti di un anno per ogni figlio fino a un massimo di 2 anni, secondo le regole in vigore nel 2024) e una delle condizioni di tutela di quell'anno possono ancora presentare domanda. Le condizioni del 2024 erano tre: assistere da tempo un familiare convivente con disabilità grave, avere un'invalidità riconosciuta sopra la soglia di legge, essere state licenziate o lavorare per un'azienda con un tavolo di crisi aperto.

Il prezzo di Opzione donna è il calcolo interamente contributivo di tutta la carriera, come per Quota 103, e una finestra più lunga di quella ordinaria: la pensione decorre dopo 12 mesi dalla maturazione dei requisiti se è liquidata dalle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti, dopo 18 mesi se è a carico delle gestioni dei lavoratori autonomi. Nella scuola e nell'AFAM si parte dal 1° settembre e dal 1° novembre. Per chi ha iniziato a lavorare negli anni Ottanta la riduzione dell'assegno può essere importante: prima di scegliere, confronta la simulazione INPS di Opzione donna con quella della pensione anticipata ordinaria, che per le donne richiede 41 anni e 10 mesi di contributi.

Nota. Chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024 e ha continuato a lavorare conserva il diritto: i contributi versati dopo entrano nel calcolo e l'età più alta alla decorrenza migliora il coefficiente di trasformazione.

Come fare domanda nel 2026

La domanda si presenta online sul sito INPS con SPID, CIE o CNS, o tramite un patronato, indicando la misura (Quota 103 o Opzione donna) e la data in cui hai maturato i requisiti. L'INPS verifica che età, contributi e condizioni fossero tutti presenti entro la data di chiusura e applica le regole di quel momento. Per i dipendenti pubblici la domanda va presentata anche all'amministrazione, con il preavviso previsto dal contratto.

Prima di dare le dimissioni chiedi la certificazione del diritto: con le misure cristallizzate l'errore più frequente è contare un mese di contributi che l'INPS non riconosce, e trovarsi senza lavoro e senza pensione.

Chi è rimasto fuori: le alternative nel 2026

Se nel 2025 ti mancavano pochi mesi a Quota 103, o se le condizioni di Opzione donna non c'erano, i canali aperti sono questi.

Pensione anticipata ordinaria. 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne, finestra di 3 mesi, calcolo ordinario e nessun vincolo sul lavoro dopo. Per chi era vicino a Quota 103 è spesso la strada più breve e più conveniente: i dettagli nella guida alla pensione anticipata ordinaria.

Ape sociale. 63 anni e 5 mesi di età, 30 anni di contributi (36 anni per i gravosi, 32 anni per edili e ceramisti) e una condizione di tutela: disoccupazione, assistenza a un familiare, invalidità, lavoro gravoso. Ultima domanda entro il 30 novembre 2026, come spiegato nella guida all'Ape sociale 2026.

Lavoratori precoci. 41 anni di contributi, con contribuzione da giovanissimi e le stesse condizioni di tutela dell'Ape sociale.

Anticipata contributiva. Per chi ha solo contributi dal 1996: 64 anni di età, 20 anni di contributi effettivi e un assegno di almeno 3 volte l'assegno sociale.

Pensione di vecchiaia. 67 anni nel 2026, 67 anni e 1 mese nel 2027, con 20 anni di contributi.

Calcolatore gratuito Quando vado in pensione? Data di nascita, contributi e sesso: calcola la data di uscita per ogni canale, con i requisiti 2026, 2027 e 2028.

La legge di bilancio 2027, in preparazione a ottobre 2026, contiene ipotesi di nuove uscite flessibili, ma nessuna è approvata: non rinviare una domanda che puoi già presentare aspettando una misura che potrebbe non arrivare. Il quadro completo è nella guida ai requisiti di pensione 2026, 2027 e 2028. In ogni caso, verifica la tua posizione con l'INPS o con un patronato.

Fai i conti

Domande frequenti

Quota 103 è stata prorogata nel 2026?

No. La legge di bilancio 2026 (legge 199/2025) non l'ha rinnovata. Chi entro il 31 dicembre 2025 aveva 62 anni di età e 41 anni di contributi conserva il diritto e può presentare domanda anche nel 2026 o più avanti. Chi completa i requisiti dal 2026 in poi non può usarla.

Se avevo i requisiti di Quota 103 nel 2025, posso fare domanda nel 2027?

Sì. Il diritto è cristallizzato e non scade: puoi esercitarlo quando vuoi, con le regole in vigore quando lo hai maturato. Ricorda la finestra di 7 mesi nel privato e 9 nel pubblico, e che l'assegno resta entro 4 volte il trattamento minimo fino all'età di vecchiaia.

Con Quota 103 posso continuare a lavorare?

No, fino all'età di vecchiaia la pensione di Quota 103 non si cumula con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, salvo il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 € lordi all'anno. Chi lavora perde le mensilità corrispondenti. Dopo i 67 anni il vincolo cade.

Opzione donna esiste ancora nel 2026?

Solo per chi aveva i requisiti entro il 31 dicembre 2024: 35 anni di contributi, l'età prevista e una delle condizioni di tutela del 2024 (assistenza a un familiare disabile, invalidità, licenziamento o azienda in crisi). Chi le ha raggiunte nel 2025 o nel 2026 non può accedere.

Quanto perdo con il calcolo contributivo di Quota 103?

Dipende da quanti anni di lavoro hai prima del 1996: più sono, più pesa il passaggio dal calcolo misto a quello contributivo. L'INPS applica ai contributi di tutta la carriera il coefficiente dell'età di uscita, che a 62 anni è 4,795 % contro 5,608 % a 67. Chiedi una simulazione prima di decidere: in alcuni casi l'anticipata ordinaria, senza ricalcolo, rende di più.

Fonti

  1. Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026) (30 dicembre 2025)
  2. INPS, circolare n. 19 del 25 febbraio 2026 — novità pensionistiche della legge di bilancio 2026 (Ape sociale, Quota 103, Opzione donna) (25 febbraio 2026)
  3. Decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, art. 24 — riforma delle pensioni (6 dicembre 2011)