Uscita senza limiti di età

Pensione anticipata ordinaria 2026: contributi, finestra e calcolo

Pensione anticipata 2026: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne, finestra di 3 mesi, calcolo senza penalizzazioni.

Estratto conto contributivo e buste paga ordinati in cartelline su un tavolo di cucina, accanto a una tazza di caffè

Nel 2026 la pensione anticipata ordinaria si ottiene con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza limiti di età e senza penalizzazioni sul calcolo. Dopo il requisito scatta una finestra di 3 mesi. Nel 2027 e nel 2028 i contributi richiesti salgono con l'adeguamento alla speranza di vita.

Quanti contributi servono nel 2026, nel 2027 e nel 2028

Il requisito è solo contributivo. Nel 2026 servono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, in qualsiasi gestione: dipendenti privati, autonomi, iscritti alla Gestione separata, dipendenti pubblici. Non conta l'età che hai, né quando hai iniziato a versare.

Con la circolare n. 28 del 16 marzo 2026 l'INPS ha reso operativo l'adeguamento alla speranza di vita del decreto direttoriale del 19 dicembre 2025. Nel 2027 il requisito diventa 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne; nel 2028 43 anni e 1 mese e 42 anni e 1 mese. Dal 2029 si resta sui valori del 2028 fino al decreto successivo.

Nota. Vale la regola dell'anno di maturazione: se completi il requisito del 2026 entro dicembre, esci con quello, anche se il primo assegno arriva nel 2027. Se ti manca un mese a fine anno, nel 2027 te ne mancheranno due.

Come si contano i contributi: cosa vale e cosa no

Nel requisito entra tutta la contribuzione accreditata: i contributi obbligatori versati da te o dal datore di lavoro, i figurativi (malattia, maternità, disoccupazione indennizzata, cassa integrazione, servizio militare, congedi per assistere un familiare), i contributi volontari e quelli da riscatto, come il riscatto della laurea. Contano anche i periodi di lavoro all'estero in Paesi dell'Unione europea o convenzionati con l'Italia, tramite la totalizzazione internazionale.

Se hai contributi in gestioni diverse (per esempio alcuni anni da dipendente e altri da artigiano, commerciante o iscritto alla Gestione separata, o in una cassa professionale) puoi sommarli gratuitamente con il cumulo, senza pagare la ricongiunzione. Ogni gestione paga la sua quota, calcolata con le proprie regole. I contributi versati nello stesso periodo in due gestioni contano una volta sola.

Nota. Nel requisito non c'è nessuna quota minima da contribuzione diversa da malattia e disoccupazione: l'articolo 24, comma 10, del decreto-legge 201/2011 chiede solo l'anzianità contributiva complessiva. La regola del «al netto» apparteneva alla pensione di anzianità, abrogata nel 2012, e oggi vale solo dove la legge la ripete: per esempio nella totalizzazione per anzianità. Resta invece vero che vale la pena far controllare l'estratto conto a un patronato prima di dare le dimissioni, perché i buchi di copertura spostano la data.

L'INPS misura l'anzianità in settimane e la converte in anni e mesi. Sull'estratto conto contributivo controlla che ogni anno sia coperto per intero e che non ci siano buchi tra un rapporto di lavoro e l'altro: un mese scoperto nel 1998 vale quanto un mese scoperto l'anno scorso. Per leggere l'estratto conto e segnalare le anomalie ci vuole poco e si fa online con SPID o CIE.

La finestra di tre mesi: quando parte la pensione

Tra la data in cui completi il requisito e la decorrenza passano 3 mesi di finestra. La pensione parte dal primo giorno del mese successivo alla chiusura della finestra. Vale per i dipendenti privati, per gli autonomi e per i dipendenti statali; nella scuola la decorrenza è unica, dall'inizio dell'anno scolastico successivo.

Esempio. Completi 42 anni e 10 mesi di contributi il 20 febbraio 2026. La finestra di 3 mesi si chiude il 20 maggio e la pensione decorre dal 1° giugno 2026. Fino al 31 maggio devi restare in servizio o, se hai già lasciato, aspettare senza assegno.

Attenzione. Chi ha la pensione liquidata dalle casse degli enti locali e dei sanitari — CPDEL, CPS, CPI e CPUG, quindi i dipendenti di comuni, province e regioni, i sanitari, gli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate e gli ufficiali giudiziari — ha una finestra più lunga: 5 mesi per i requisiti maturati entro il 2026, 7 entro il 2027 e 9 dal 2028. Lo stesso vale per i precoci, con 5 mesi nel 2026. La finestra più lunga non si applica a chi accede con il cumulo dei periodi assicurativi, né ai dipendenti statali, che sono iscritti alla CTPS.

Alla decorrenza devi aver chiuso il rapporto di lavoro dipendente. Dopo, nessun vincolo: la pensione anticipata ordinaria si cumula per intero con qualsiasi reddito da lavoro, anche con una nuova assunzione presso lo stesso datore di lavoro. Gli autonomi non devono cessare l'attività.

Come si calcola l'assegno: nessuna penalizzazione

La pensione anticipata si calcola con le regole ordinarie, le stesse della vecchiaia. La riduzione che negli anni scorsi colpiva chi usciva giovane è stata cancellata. Chi ha contributi prima del 1996 ha un calcolo misto: quota retributiva per gli anni fino al 1995 (o fino al 2011, se al 1995 aveva già una lunga anzianità) e quota contributiva per gli anni successivi. Chi ha iniziato dal 1996 ha il calcolo interamente contributivo.

La quota contributiva dipende dal montante, cioè dai contributi versati e rivalutati, moltiplicato per il coefficiente di trasformazione legato all'età alla decorrenza. Il coefficiente cresce con l'età: nel biennio 2025-2026 a 62 anni è 4,795 %, a 64 anni 5,088 %, a 67 anni 5,608 %. Uscire prima significa un coefficiente più basso e meno contributi: l'assegno è un po' più leggero, ma non c'è alcuna decurtazione aggiuntiva.

Esempio. Montante contributivo di 300.000 €. A 62 anni la quota contributiva annua è 300.000 × 4,795 % = 14.385 € lordi; a 67 anni sarebbe 300.000 × 5,608 % = 16.824 €. La differenza è di 2.439 € l'anno, a fronte di cinque anni di assegno incassati in più.

Anticipata o vecchiaia: il confronto onesto

La domanda vera non è "quanto perdo", ma "quanti anni di pensione guadagno". Chi esce con l'anticipata incassa l'assegno per gli anni che lo separano dalla vecchiaia, a 67 anni nel 2026 e 67 anni e 1 mese nel 2027. Chi aspetta ha un assegno più alto, per i contributi in più e per il coefficiente, ma lo riceve per meno tempo. Nella maggior parte dei casi la somma incassata prima non viene recuperata dall'assegno maggiorato se non dopo molti anni di pensione.

Conta però anche il netto: una pensione più bassa paga meno IRPEF e può rientrare in una fascia più favorevole della rivalutazione annuale. Il confronto va fatto sulle cifre nette e sulla tua aspettativa di vita, non sul lordo mensile.

Quando la pensione anticipata non conviene

Ci sono situazioni in cui aspettare è meglio, o in cui l'anticipata non è la scelta giusta.

Se completi il requisito a pochi mesi dall'età di vecchiaia, la finestra di 3 mesi annulla quasi tutto il vantaggio: la vecchiaia non ha finestra e intanto continui a versare contributi.

Se sei un dipendente pubblico, il TFS (la liquidazione) con l'anticipata arriva con un'attesa più lunga rispetto alla vecchiaia, e a rate per gli importi più alti. Metti in conto di restare senza quella somma per un periodo prolungato.

Se hai una quota contributiva molto grande, per esempio perché gli anni retributivi sono pochi, il coefficiente di trasformazione pesa di più: ogni anno di attesa aumenta il coefficiente e il montante.

Se per arrivare al requisito devi riscattare periodi a pagamento, confronta il costo del riscatto con quello che incasseresti nei mesi di anticipo: a volte conviene aspettare i mesi che mancano.

Attenzione. Chi ha anche contributi in una cassa professionale e usa il cumulo riceve la quota della cassa con le regole della cassa, che possono prevedere un'età più alta. Chiedi un prospetto a ciascun ente prima di decidere.

Come fare domanda

La domanda si presenta online sul sito INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un patronato o il Contact center. Conviene inviarla alcuni mesi prima della decorrenza, dopo aver chiesto all'INPS la certificazione del diritto a pensione, che fissa nero su bianco la data in cui maturi il requisito. Le dimissioni vanno date in modo che il rapporto si chiuda prima della decorrenza, non prima della fine della finestra.

Per sapere in quale mese completi il requisito, con la finestra e gli adeguamenti del 2027 e del 2028, usa lo strumento: ti serve solo la data di nascita, il sesso e gli anni di contributi dell'estratto conto.

Calcolatore gratuito Quando vado in pensione? Data di nascita, contributi e sesso: calcola la data di uscita per ogni canale, con i requisiti 2026, 2027 e 2028.

Il risultato è una stima: l'INPS verifica i periodi, le gestioni e le regole sui figurativi. Per tutti i canali di uscita, anno per anno, c'è la guida ai requisiti di pensione 2026, 2027 e 2028.

Fai i conti

Domande frequenti

Quanti anni di contributi servono per la pensione anticipata nel 2026?

42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, a qualsiasi età e in qualsiasi gestione. Il primo assegno arriva dopo una finestra di 3 mesi. Nel 2027 il requisito sale a 42 anni e 11 mesi e 41 anni e 11 mesi.

I contributi figurativi contano per la pensione anticipata?

Sì. Malattia, maternità, disoccupazione indennizzata, cassa integrazione e servizio militare valgono per intero nel conteggio dei 42 anni e 10 mesi (o 41 anni e 10 mesi): l'articolo 24, comma 10, del decreto-legge 201/2011 chiede solo l'anzianità contributiva, senza una quota minima al netto dei periodi di malattia e disoccupazione. Quella condizione apparteneva alla vecchia pensione di anzianità e oggi resta solo dove la legge la ripete, per esempio nella totalizzazione per anzianità.

Sono un dipendente comunale: la finestra è sempre di tre mesi?

No. Per le pensioni liquidate dalle casse degli enti locali e dei sanitari (CPDEL, CPS, CPI e CPUG) la finestra è più lunga e cresce di anno in anno: 5 mesi se completi il requisito entro la fine del 2026, 7 entro la fine del 2027 e 9 dal 2028 (art. 1, c. 162, legge 213/2023). Non riguarda i dipendenti statali, iscritti alla CTPS, né chi accede all'anticipata con il cumulo dei periodi assicurativi.

La pensione anticipata è penalizzata?

No. La riduzione che colpiva chi usciva giovane è stata cancellata e oggi la pensione anticipata si calcola con le regole ordinarie, come la vecchiaia. L'assegno può risultare più basso solo perché hai meno contributi e un coefficiente di trasformazione più basso: a 62 anni è 4,795 %, a 67 anni 5,608 %.

Posso continuare a lavorare dopo la pensione anticipata?

Sì. La pensione anticipata ordinaria si cumula per intero con i redditi da lavoro dipendente e autonomo. L'unica condizione è aver chiuso il rapporto di lavoro dipendente alla decorrenza: dopo, puoi anche farti riassumere. Non vale lo stesso per Quota 103, che ha un divieto di cumulo fino all'età di vecchiaia.

Cosa succede se raggiungo il requisito a fine 2026?

Il requisito è quello dell'anno in cui lo completi. Se arrivi a 42 anni e 10 mesi a dicembre 2026, esci con la regola del 2026 anche se la finestra di 3 mesi porta la decorrenza nel 2027. Se ti manca anche un solo mese, nel 2027 dovrai arrivare a 42 anni e 11 mesi.

Fonti

  1. INPS, circolare n. 28 del 16 marzo 2026 — adeguamento dei requisiti alla speranza di vita 2027-2028 (16 marzo 2026)
  2. Decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, art. 24 — riforma delle pensioni (6 dicembre 2011)
  3. Decreto direttoriale 19 dicembre 2025 — adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita (19 dicembre 2025)
  4. Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026) (30 dicembre 2025)