La via d'uscita principale
Pensione di vecchiaia 2026: requisiti, età e importo minimo
Nel 2026 la pensione di vecchiaia spetta a 67 anni con 20 anni di contributi: requisiti 2027 e 2028, deroga a 15 anni, importo minimo e decorrenza.

Nel 2026 la pensione di vecchiaia si prende a 67 anni di età con almeno 20 anni di contributi, e non c'è nessuna finestra di attesa: l'assegno parte dal mese successivo. Dal 2027 l'età sale a 67 anni e 1 mese e nel 2028 a 67 anni e 3 mesi. Chi ha iniziato a versare dal 1996 in poi deve rispettare una condizione in più, che riguarda l'importo dell'assegno.
Chi ha diritto alla pensione di vecchiaia
È la via d'uscita principale, quella che vale per quasi tutti: lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all'Assicurazione generale obbligatoria (il Fondo pensioni lavoratori dipendenti e le gestioni di artigiani, commercianti, coltivatori diretti, mezzadri e coloni), iscritti alla Gestione separata, iscritti alle forme assicurative sostitutive ed esclusive dell'AGO, cioè i dipendenti pubblici.
Servono due cose insieme: l'età e i contributi.
| Anno in cui maturi i requisiti | Età richiesta | Contributi |
|---|---|---|
| 2026 | 67 anni | 20 anni |
| 2027 | 67 anni e 1 mese | 20 anni |
| 2028 | 67 anni e 3 mesi | 20 anni |
L'età cresce perché ogni due anni i requisiti si adeguano alla speranza di vita misurata dall'Istat; l'INPS ha reso operativo l'adeguamento del biennio 2027-2028 con la circolare n. 28 del 16 marzo 2026. Il requisito contributivo, invece, non si muove.
Nei 20 anni entra tutta la contribuzione accreditata a tuo favore, scrive l'INPS: quella da lavoro, quella da riscatto (per esempio la laurea), i versamenti volontari e i contributi figurativi di malattia, maternità, disoccupazione indennizzata, cassa integrazione e servizio militare. È una differenza importante rispetto ad altri canali, dove la legge chiede contribuzione «effettiva» ed esclude proprio i figurativi.
Nota. Conta l'anno in cui completi i requisiti, non quello in cui presenti la domanda. Se compi 67 anni il 20 dicembre 2026 con i contributi a posto, esci con la regola del 2026 anche se la pensione decorre a gennaio 2027.
Quando bastano 15 anni di contributi
Esiste una deroga, poco conosciuta e ormai riservata alle carriere lunghe e frammentate: in tre casi l'anzianità contributiva minima è di 15 anni invece di 20 anni. L'elenco sta nell'articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 503/1992 ed è ripreso dalla scheda INPS:
- chi al 31 dicembre 1992 aveva già maturato 15 anni di anzianità contributiva;
- chi, prima del 31 dicembre 1992, era stato ammesso alla prosecuzione volontaria della contribuzione;
- i lavoratori dipendenti con almeno 25 anni di anzianità assicurativa che risultano occupati per almeno dieci anni, anche non consecutivi, per periodi di durata inferiore a 52 settimane nell'anno solare — in pratica gli stagionali e chi ha lavorato per anni a singhiozzo.
Le ultime due deroghe non valgono per gli iscritti alla gestione esclusiva, cioè per i dipendenti pubblici. E attenzione: la deroga riguarda i contributi, non l'età, che resta quella della tabella.
Hai iniziato a versare dal 1996? C'è anche l'importo soglia
Chi ha il primo accredito contributivo dal 1° gennaio 1996 — i cosiddetti contributivi puri — ha gli stessi 67 anni e gli stessi 20 anni di contributi, ma con una condizione in più: la pensione deve risultare almeno pari all'importo dell'assegno sociale, che nel 2026 è di 546,24 € al mese per 13 mensilità.
È una soglia sull'assegno che ti spetta, non sul tuo reddito e non sul patrimonio. Se il conto non arriva a quella cifra, il diritto non si apre: devi continuare a versare, oppure aspettare la vecchiaia a 71 anni.
Attenzione. La soglia è «una volta» l'assegno sociale, non una volta e mezza. Molte pagine in rete riportano ancora il vecchio parametro di 1,5 volte: la scheda INPS, aggiornata al 12 giugno 2026, chiede che «l'importo della pensione risulti pari all'importo dell'assegno sociale». Il moltiplicatore più alto sopravvive altrove, per esempio nell'uscita anticipata a 64 anni, che resta una cosa diversa.
Chi ha anche un solo contributo prima del 1996 non ha questo vincolo: la sua pensione si calcola con il sistema misto e nessuna soglia di importo gli sbarra la strada. Per i contributivi puri, invece, non c'è nemmeno l'integrazione al trattamento minimo, esclusa dalla legge 335/1995 per le pensioni liquidate interamente con il contributivo: se l'assegno è basso resta basso, salvo le prestazioni assistenziali che si chiedono a parte. Ne parliamo nella guida alla pensione minima e alle maggiorazioni sociali.
Che cos'è la pensione di vecchiaia a 71 anni
È la rete di sicurezza dei contributivi puri, in vigore dal 1° gennaio 2019. A 71 anni nel 2026 — 71 anni e 1 mese nel 2027 e 71 anni e 3 mesi nel 2028, perché anche questa età segue la speranza di vita — bastano 5 anni di contributi e l'importo non conta più.
Qui però la parola «effettivi» pesa: valgono i contributi obbligatori, quelli volontari e quelli da riscatto, mentre resta fuori tutta la contribuzione accreditata figurativamente, a qualsiasi titolo. Chi ha una carriera fatta in buona parte di disoccupazione indennizzata o cassa integrazione deve contare solo i periodi davvero versati.
Esempio. Un lavoratore con il primo contributo nel 2002 arriva a 67 anni con 21 anni di contributi, di cui 3 figurativi, e una pensione stimata sotto l'assegno sociale. A 67 anni non può uscire: manca la soglia di importo. A 71 anni esce comunque, perché i 5 anni di contributi effettivi li ha abbondantemente, e nel frattempo i quattro anni in più di versamenti hanno alzato l'assegno.
A chi l'età scende: gravosi, faticosi e invalidi all'80 %
Due categorie escono prima dei 67 anni.
I lavoratori addetti ad attività gravose per almeno 7 anni negli ultimi dieci, e quelli addetti ad attività particolarmente faticose e pesanti, vanno in pensione a 66 anni e 7 mesi con almeno 30 anni di contributi, e la regola resta ferma fino al 31 dicembre 2028: a loro l'adeguamento alla speranza di vita non si applica. Chi ha svolto l'attività gravosa per 6 anni negli ultimi sette, invece, resta a 67 anni con gli stessi 30 anni di contributi.
I lavoratori dipendenti iscritti all'AGO riconosciuti dall'INPS invalidi in misura pari o superiore all'80 % conservano il requisito anagrafico anteriore alla riforma del 1992, perché l'articolo 1, comma 8, del decreto legislativo 503/1992 esclude per loro l'elevazione dei limiti di età. Con gli incrementi della speranza di vita si traduce, nel 2026, in 56 anni per le donne e 61 anni per gli uomini, con una finestra mobile di 12 mesi prima del primo assegno.
Nota. Qui conta il grado di invalidità accertato dall'INPS ai fini previdenziali, che è cosa diversa dalla percentuale di invalidità civile riconosciuta dalla commissione sanitaria. Prima di contarci sopra, fatti dire dal patronato quale accertamento hai in mano.
Devi smettere di lavorare?
Sì, se sei un lavoratore dipendente: il diritto alla pensione di vecchiaia è subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro, dice l'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 503/1992, e la scheda INPS lo ripete. Non devi invece cessare l'attività se sei un lavoratore autonomo o parasubordinato: artigiani, commercianti, professionisti e collaboratori possono andare in pensione e continuare.
Dopo la decorrenza il vincolo cade anche per i dipendenti. La pensione di vecchiaia è il trattamento più libero che esista sul fronte del cumulo: si somma per intero a qualsiasi reddito da lavoro, anche se torni dallo stesso datore. Le regole caso per caso stanno nella guida su lavorare da pensionato.
Da quando parte l'assegno
La vecchiaia non ha finestra mobile, a differenza dell'anticipata ordinaria, e questo è uno dei suoi vantaggi meno raccontati. Le decorrenze, secondo la scheda INPS, sono queste:
- dipendenti privati, autonomi e iscritti alla Gestione separata: dal primo giorno del mese successivo a quello in cui perfezioni tutti i requisiti oppure, se lo chiedi, dal primo giorno del mese successivo alla domanda;
- dipendenti pubblici iscritti alle casse della Gestione pubblica (CTPS, CPDEL, CPS, CPUG, CPI): dal giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro;
- scuola e AFAM: rispettivamente dal 1° settembre e dal 1° novembre dell'anno in cui si perfezionano i requisiti;
- pensione in cumulo dei periodi assicurativi: dal primo giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti.
Esempio. Compi 67 anni il 12 marzo 2026 e hai 28 anni di contributi come dipendente privata. Chiudi il rapporto di lavoro il 31 marzo e la pensione decorre dal 1° aprile 2026.
Come si fa domanda, e quanto si aspetta
La domanda si presenta online sul sito INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un patronato o il Contact center. Il termine ordinario per il provvedimento è di 30 giorni, quello fissato dalla legge 241/1990, ma per alcuni procedimenti il regolamento dell'Istituto prevede termini più lunghi.
Conviene muoversi con qualche mese di anticipo e, prima ancora, chiedere all'INPS la certificazione del diritto a pensione: è il documento che fissa nero su bianco la data in cui maturi i requisiti, e serve a non dare le dimissioni sulla base di un conto fatto in casa. Se hai contributi sparsi in più gestioni, falli sommare con il cumulo: è gratuito e ogni gestione paga la sua quota.
Quanto sarà l'assegno
Il calcolo non dipende dal canale di uscita: la vecchiaia si calcola come l'anticipata. Chi ha contributi prima del 1996 ha una quota retributiva e una contributiva; chi è partito dopo ha solo la seconda. La quota contributiva è il montante dei versamenti rivalutati moltiplicato per il coefficiente di trasformazione dell'età alla decorrenza, che a 67 anni nel biennio 2025-2026 vale 5,608 %. Uscire alla vecchiaia significa avere il coefficiente più alto fra quelli ordinari, e più anni di contributi alle spalle.
Il meccanismo per intero, con le aliquote di computo e la rivalutazione del montante, è spiegato nella guida su come si calcola la pensione.
Quando maturi i requisiti: fai il conto
Per sapere in che mese arrivi all'età e ai contributi richiesti, con gli adeguamenti del 2027 e del 2028, usa lo strumento: servono la data di nascita, il sesso e gli anni di contributi che leggi sull'estratto conto.
Il risultato è una stima. L'INPS verifica i periodi, le gestioni e la natura dei contributi, e su una carriera con buchi, lavoro all'estero o periodi in più casse la differenza di qualche mese è normale. Prima di dare le dimissioni, fai controllare l'estratto conto all'INPS o a un patronato.
Fai i conti
Domande frequenti
A che età si va in pensione di vecchiaia nel 2026?
A 67 anni, con almeno 20 anni di contributi. Nel 2027 l'età diventa 67 anni e 1 mese e nel 2028 67 anni e 3 mesi, per l'adeguamento alla speranza di vita. Vale il requisito dell'anno in cui lo completi: se compi 67 anni a dicembre 2026 esci con la regola del 2026.
Bastano 15 anni di contributi per la pensione di vecchiaia?
Solo in tre casi previsti dall'articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 503/1992: se al 31 dicembre 1992 avevi già 15 anni di anzianità contributiva; se prima di quella data eri stato ammesso alla prosecuzione volontaria; se sei un lavoratore dipendente con almeno 25 anni di anzianità assicurativa e almeno dieci anni di occupazione per periodi inferiori a 52 settimane nell'anno solare. Fuori da questi casi il requisito resta di 20 anni.
Ho iniziato a lavorare dopo il 1996 e la mia pensione sarebbe bassissima: cosa succede?
Se l'assegno non arriva all'importo dell'assegno sociale (546,24 € al mese nel 2026) la pensione di vecchiaia a 67 anni non si apre, anche con 20 anni di contributi. Resta la vecchiaia a 71 anni, che chiede solo 5 anni di contributi effettivi e non guarda l'importo. Nel frattempo i contributi che continui a versare alzano il montante e avvicinano la soglia.
Devo licenziarmi per prendere la pensione di vecchiaia?
Il rapporto di lavoro dipendente deve essere chiuso alla decorrenza: lo dice l'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 503/1992 e lo ripete la scheda INPS. Non devi invece cessare l'attività di lavoratore autonomo o parasubordinato. Dopo la decorrenza puoi tornare a lavorare: la pensione di vecchiaia è interamente cumulabile con i redditi da lavoro.
Quando arriva la prima rata?
La vecchiaia non ha finestra mobile. Per i dipendenti privati, gli autonomi e gli iscritti alla Gestione separata la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui hai tutti i requisiti o, su tua richiesta, dal primo giorno del mese successivo alla domanda. Per i dipendenti pubblici iscritti alle casse della Gestione pubblica decorre dal giorno successivo alla cessazione; nella scuola dal 1° settembre e nell'AFAM dal 1° novembre.
Fonti
- INPS, scheda prestazione «Pensione di vecchiaia» (ultimo aggiornamento 12 giugno 2026) (12 giugno 2026)
- Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, artt. 1 e 2 — età, requisiti contributivi e deroghe per la pensione di vecchiaia (30 dicembre 1992)
- INPS, circolare n. 28 del 16 marzo 2026 — adeguamento dei requisiti alla speranza di vita 2027-2028 (16 marzo 2026)
- INPS, circolare n. 153 del 19 dicembre 2025 — rinnovo delle pensioni 2026, importi dell'assegno sociale e del trattamento minimo (19 dicembre 2025)


