Trattamento di fine rapporto
TFR: come si calcola, come si rivaluta e quando puoi chiederlo
Ogni anno il TFR accantona il 6,91 % della retribuzione lorda e si rivaluta dell'1,5 % più il 75 % dell'inflazione. Calcolo, anticipazione e tasse, con le norme.

Il TFR non è un regalo che arriva alla fine: è retribuzione tua, accantonata un pezzo per volta. Ogni anno il datore mette da parte la tua retribuzione lorda divisa per 13,5 — il 7,41 % — e ne detrae il contributo aggiuntivo dello 0,50 %, quindi quello che resta accantonato è il 6,91 % di quanto hai guadagnato. Il montante già accumulato si rivaluta ogni 31 dicembre dell'1,5 % fisso più il 75 % dell'inflazione. Tutto il resto — anticipazione, tasse, cosa succede se cambi lavoro — segue da queste due regole, scritte nell'art. 2120 del codice civile.
Quanto TFR matura ogni anno?
La norma è netta: la quota annua è «pari e comunque non superiore all'importo della retribuzione dovuta per l'anno stesso divisa per 13,5». Dividere per 13,5 significa accantonare il 7,41 % della retribuzione: più o meno una mensilità all'anno, da cui l'idea diffusa che «il TFR è uno stipendio in più».
Due precisazioni che cambiano il risultato. La prima: la retribuzione utile comprende «tutte le somme, compreso l'equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale», esclusi i rimborsi spese — ma il contratto collettivo può prevedere diversamente, e molti CCNL escludono alcune voci. Guarda il tuo prima di fare conti. La seconda: le frazioni di anno si contano in proporzione, e una frazione di mese di almeno quindici giorni vale come mese intero.
Poi c'è la detrazione che quasi nessuno spiega. L'art. 3 della stessa legge 297/1982 ha elevato i contributi a carico dei datori di lavoro — prima dello 0,50 % in due passaggi, nel 1982 e nel 1983 — e ha stabilito che «i datori di lavoro detraggono per ciascun lavoratore l'importo della contribuzione aggiuntiva dall'ammontare della quota del trattamento di fine rapporto». È per questo che la percentuale che vedi nei conteggi delle buste paga non è il 7,41 % ma il 6,91 %: non è un errore e non è una trattenuta nascosta, è quel contributo.
Esempio. Retribuzione annua utile 28.000 €. Quota lorda: 28.000 ÷ 13,5 = 2.074,07 €. Contributo aggiuntivo: 0,50 % di 28.000 = 140,00 €. Accantonati nell'anno: 1.934,07 €, cioè il 6,91 % della retribuzione. Su dieci anni con la stessa retribuzione, senza contare la rivalutazione, il TFR accumulato sarebbe di 19.340,70 €.
Come si rivaluta il TFR lasciato in azienda?
Il montante accantonato non resta fermo. Al 31 dicembre di ogni anno si incrementa, «su base composta», di un tasso formato da due pezzi: l'1,5 % in misura fissa e il 75 % dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, misurato rispetto al mese di dicembre dell'anno precedente.
Dalla rivalutazione è esclusa la quota maturata nell'anno: si rivaluta quello che c'era al 1° gennaio, non quello che si aggiunge durante l'anno. E se il rapporto finisce a metà anno, l'aumento dell'indice si prende al mese di cessazione, sempre rispetto a dicembre dell'anno prima.
Vale la pena capire cosa significa quella formula. Con un'inflazione al 4 % la rivalutazione è l'1,5 % più il 75 % di 4, cioè il 4,5 %: sopra l'inflazione. Con un'inflazione all'8 % diventa il 7,5 %: sotto. Con un'inflazione all'1 % diventa il 2,25 %: molto sopra. La formula premia gli anni di prezzi stabili e perde terreno negli anni di carovita — il contrario di quello che si crede di solito.
Attenzione. Da gennaio 2026 l'ISTAT pubblica il FOI con una nuova base di riferimento, 2025 = 100, al posto della precedente 2015 = 100. Per la rivalutazione del 2026 il confronto va fatto fra l'indice di dicembre 2025, che sta nella vecchia base, e l'indice del mese del 2026, che sta nella nuova: senza il coefficiente di raccordo di 1,214 indicato dall'ISTAT il rapporto fra i due numeri non ha nessun significato, e il risultato esce sbagliato di venti punti. In alternativa si prendono entrambi gli indici dalla serie ricostruita nella stessa base. È l'errore più facile da fare quest'anno, anche in buona fede.
Il coefficiente mensile non è un numero che si può ricordare o stimare: lo si legge sulla tabella ISTAT del mese, e per il conteggio ufficiale fa fede quello. Se il tuo cedolino di dicembre riporta una rivalutazione che non ti torna, chiedi all'ufficio paghe quale indice ha usato e di che mese.
Quante tasse si pagano sul TFR?
Due imposte, in due momenti diversi.
Sulla rivalutazione annuale il datore trattiene ogni anno un'imposta sostitutiva del 17 %, che versa entro 16 febbraio dell'anno successivo, con acconto il 16 dicembre pari al 90 % delle rivalutazioni dell'anno precedente e scala dal fondo accantonato (art. 11, commi 3 e 4, d.lgs. 47/2000: l'aliquota era l'11 % fino al 2014, poi è stata portata al valore di oggi). Quella parte è quindi già tassata quando arrivi alla liquidazione.
Sul capitale vale la tassazione separata dell'art. 19 del TUIR. Funziona così: si parte dall'imponibile, cioè il TFR al netto delle rivalutazioni già assoggettate all'imposta sostitutiva; si calcola il «reddito di riferimento» dividendo quell'imponibile per gli anni di maturazione e moltiplicando per 12; si applica l'aliquota IRPEF che corrisponde a quel reddito di riferimento nell'anno in cui è maturato il diritto. Poi, a distanza di tempo, gli uffici finanziari riliquidano l'imposta «in base all'aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione», iscrivendo a ruolo la differenza o rimborsandola.
Esempio. TFR di 20.000 € maturato in dieci anni, al netto delle rivalutazioni già tassate. Reddito di riferimento: 20.000 ÷ 10 × 12 = 24.000 €. Con gli scaglioni 2026 quel reddito sta nel primo, al 23 %: imposta provvisoria 4.600 €. Se l'aliquota media dei cinque anni precedenti risultasse del 25 %, l'Agenzia chiederebbe 400 € in più; se risultasse del 21 %, rimborserebbe 400 €. Le cifre sono un esempio.
Da qui due conseguenze pratiche. Il TFR non entra nel reddito complessivo dell'anno in cui lo incassi: non fa salire l'aliquota sugli altri redditi, non riduce le detrazioni, non si somma alla pensione. E l'aliquota del TFR non scende mai sotto il 23 %, che è il primo scaglione IRPEF: è la differenza più grande rispetto al TFR versato in un fondo pensione, dove la prestazione finale è tassata dal 15 % al 9 % secondo gli anni di iscrizione. Il confronto completo, con i contributi del datore e i costi, è nella guida su fondo pensione o TFR in azienda.
Nota. L'art. 19 del TUIR è abrogato dal 1° gennaio 2027, quando entra in vigore il nuovo testo unico delle imposte sui redditi (d.lgs. 117/2026): la materia si ritrova nel nuovo testo. Le regole descritte qui sono quelle in vigore oggi; i riferimenti normativi di questa pagina saranno aggiornati quando il nuovo testo sarà applicabile.
Quando puoi chiedere un'anticipazione del TFR?
L'anticipazione è un diritto, ma a tre condizioni insieme.
L'anzianità: servono almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. Non otto anni di lavoro in generale: otto con lui.
La causale, e sono soltanto due. Le spese sanitarie «per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche», e l'acquisto della prima casa di abitazione «per sé o per i figli», documentato con atto notarile. Ristrutturazioni, debiti, spese per lo studio non sono previsti dalla legge.
L'importo: non più del 70 % di quello che ti spetterebbe se il rapporto cessasse il giorno della richiesta. E una volta sola nel corso del rapporto: l'anticipazione ottenuta viene detratta, a tutti gli effetti, dal TFR finale.
C'è poi un contingentamento che spiega molti rifiuti. Le richieste sono soddisfatte ogni anno «entro i limiti del 10 % degli aventi titolo» e «comunque del 4 % del numero totale dei dipendenti»: in un'azienda con cento dipendenti, quattro anticipazioni all'anno possono bastare a chiudere la finestra. Il contratto collettivo può stabilire criteri di priorità fra le domande e, come per tutto l'articolo, prevedere condizioni di miglior favore: più anticipazioni, causali più ampie, limiti più alti. Leggi il CCNL prima di dare per perso.
Sull'anticipazione si applica la stessa aliquota della tassazione separata, salvo conguaglio quando arriva la liquidazione definitiva: non è un prestito esentasse, è un pezzo di TFR incassato prima.
Dove sta il tuo TFR, e cosa succede se l'azienda chiude
Se lavori in un'impresa privata sopra la soglia dimensionale, il TFR non resta al datore: va al Fondo di Tesoreria gestito dall'INPS. La soglia si misura sulla media annuale dei dipendenti dell'anno precedente e la legge di bilancio 2026 l'ha graduata nel tempo — 60 addetti nel 2026 e nel 2027, 50 dal 2028 al 2031, 40 dal 2032. Per te non cambia niente: il TFR resta tuo, la rivalutazione segue la stessa formula, e la parte accantonata lì la liquida l'INPS.
Se il datore è insolvente interviene il Fondo di garanzia dell'INPS, che paga il TFR al posto suo una volta accertato il credito nella procedura concorsuale o esecutiva. Il TFR è anche assistito da un privilegio sui beni del datore. Tradotto: il rischio d'impresa non è un buon motivo per preferire il fondo pensione, e non è un buon motivo per non dormire.
Quando cambi lavoro, invece, il TFR maturato ti viene liquidato alla cessazione, qualunque sia la tua età. È il tratto che lo distingue dal fondo pensione, dove il montante resta investito fino all'uscita e ti segue da un datore all'altro: il TFR in azienda è liquidità che arriva presto, il fondo è un capitale che arriva tardi. Quale delle due cose ti serve è una domanda personale, non tecnica.
E se invece il TFR va al fondo pensione?
Allora l'art. 2120 non si applica più a quelle quote. Il TFR conferito si rivaluta con il rendimento del comparto che hai scelto, non con la formula di legge; le anticipazioni seguono le regole dell'art. 11 del d.lgs. 252/2005, più larghe (fino al 75 % per spese sanitarie gravi in qualsiasi momento, fino al 30 % dopo otto anni per qualsiasi motivo, e ripetibili); la tassazione finale è quella agevolata. Le condizioni e i limiti sono nella guida sulle anticipazioni e il riscatto del fondo pensione. E negli ultimi anni prima della pensione c'è la RITA, che il TFR lasciato in azienda non ha: lì la liquidità arriva solo quando il rapporto finisce.
Ricorda anche che per chi è assunto dal 1° luglio 2026 la destinazione del TFR non è più una scelta da fare: scatta l'adesione automatica alla previdenza complementare, e hai 60 giorni per rinunciare e tenere il TFR in azienda secondo l'art. 2120.
Cosa controllare, concretamente
Tre cose, una volta all'anno. Nel prospetto del TFR che il datore allega di solito alla busta paga di dicembre o di gennaio: la quota dell'anno, la rivalutazione, l'imposta sostitutiva trattenuta, il saldo. Nel CCNL: quali voci entrano nella retribuzione utile e se l'anticipazione ha condizioni migliori di quelle di legge. Nel cedolino, se lavori in un'azienda grande: che le quote risultino versate al Fondo di Tesoreria.
Se i conti non tornano, la via breve è l'ufficio paghe; quella lunga, con i documenti in mano, è il sindacato o un patronato. Per la posizione INPS e per il Fondo di garanzia il riferimento resta l'Istituto: le regole generali descritte qui non sostituiscono la verifica sul tuo rapporto di lavoro, che va fatta con l'INPS o con un patronato.
Domande frequenti
Quanto TFR matura in un anno con 1.500 euro al mese?
Il conto si fa sulla retribuzione annua, non sul mensile. Con tredici mensilità da 1.500 euro la retribuzione annua è 19.500 euro: diviso 13,5 fa poco meno di 1.445 euro di quota lorda, da cui il datore detrae lo 0,50 % della retribuzione imponibile. Accantonati restano circa 1.347 euro, cioè il 6,91 % della retribuzione. Attenzione: la retribuzione utile comprende «tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale», esclusi i rimborsi spese, salvo diversa previsione del contratto collettivo: il tuo contratto può escludere alcune voci.
Posso chiedere l'anticipazione del TFR due volte?
Per legge no: l'art. 2120 del codice civile dice che l'anticipazione «può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro». Il contratto collettivo o un patto individuale possono però prevedere condizioni di miglior favore, quindi anche più di un'anticipazione: è la prima cosa da verificare nel tuo CCNL. Diverso è il TFR versato in un fondo pensione, dove le anticipazioni dell'art. 11 del d.lgs. 252/2005 si possono ripetere.
Il datore può rifiutare l'anticipazione del TFR?
Sì, e senza motivare, se nell'anno sono già state soddisfatte le richieste fino ai limiti di legge: il 10 % di chi ha i requisiti e comunque il 4 % del totale dei dipendenti. Può rifiutare anche se non hai 8 anni di servizio presso di lui o se la causale non è fra le due previste. I contratti collettivi possono fissare criteri di priorità fra le domande e allargare i limiti.
Il TFR si somma alla pensione e fa salire le tasse?
No. Il TFR è soggetto a tassazione separata (art. 19 del TUIR): non entra nel reddito complessivo dell'anno in cui lo incassi, quindi non fa salire l'aliquota sugli altri redditi e non riduce le detrazioni. Ha una tassazione sua, calcolata su un reddito di riferimento pari all'imponibile diviso gli anni di maturazione e moltiplicato per 12, poi ricalcolata dall'Agenzia delle Entrate sull'aliquota media dei 5 anni precedenti.
Se l'azienda chiude, chi mi paga il TFR?
Il Fondo di garanzia dell'INPS, che interviene quando il datore è insolvente e il credito è stato accertato in sede concorsuale o esecutiva. Nelle imprese sopra la soglia dimensionale (60 addetti nel 2026 e nel 2027) una parte del TFR è già accantonata al Fondo di Tesoreria dell'INPS e viene liquidata da lì. In entrambi i casi il TFR resta un tuo credito: non si perde perché l'azienda fallisce.
Fonti
- Legge 29 maggio 1982, n. 297, artt. 1 e 3 — testo nuovo dell'art. 2120 del codice civile (quota annua, rivalutazione, anticipazione) e contribuzione aggiuntiva dello 0,50 % detratta dalla quota di TFR (29 maggio 1982)
- D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 19 — tassazione separata delle indennità di fine rapporto e riliquidazione sull'aliquota media del quinquennio precedente (testo in vigore al 2 novembre 2026) (22 dicembre 1986)
- D.lgs. 18 febbraio 2000, n. 47, art. 11, commi 3 e 4 — imposta sostitutiva del 17 % sulle rivalutazioni del TFR e modalità di versamento (18 febbraio 2000)
- ISTAT — «Indice dei prezzi per le rivalutazioni monetarie», nota metodologica di gennaio 2026: nuova base 2025 = 100 dal mese di gennaio 2026, coefficiente di raccordo 1,214 dalla base 2015 (31 gennaio 2026)
- INPS, circolare n. 12 del 5 febbraio 2026 — Fondo di Tesoreria: soglia di 60 addetti per il 2026-2027, 50 dal 2028, 40 dal 2032, sulla media annuale dei dipendenti dell'anno precedente (5 febbraio 2026)


